Intervento Graziano Di Costanzo – 5° Assemblea Nazionale


1 Febbraio 2016|7 Minuti

INTERVENTO DI GRAZIANO DI COSTANZO

PRESIDENTE CRU UNIPOL – ABRUZZO

Il tema che mi è stato ASSEGNATO è molto importante ed impegnativo. Infatti parlare di “lavoro” in un momento di crisi e di difficoltà come quello che stiamo vivendo, non è affatto semplice e vorrei evitare di ripetere le solite cose ovvie o banali. Perciò nel pochissimo tempo a disposizione vorrei partire da una prospettiva diversa.
Nell’immaginario collettivo siamo abituati ad associare la parola “lavoro” all’aggettivo dipendente così come spesso ci viene rappresentato nella maggior parte dei media. Ecco, innanzitutto vorrei sfatare questo luogo comune; lavoro è anche quello cosiddetto “autonomo e professionale” e lavoratori sono anche quelle migliaia di persone che pur non avendo dipendenti, contribuiscono con la loro attività a creare benessere e ricchezza per loro e per le loro famiglie. Un esempio concreto? In Abruzzo, l’Artigianato conta 74.000 addetti, 30.000 sono lavoratori dipendenti, 32.000 gli artigiani veri e propri e 12.000 sono i soci e i collaboratori familiari che operano direttamente nell’azienda. Se vogliamo allargare il discorso a tutti gli occupati della mia Regione, vediamo che su 467.000 addetti complessivi (dato riferito al 30.09.15), i dipendenti veri e propri sono di poco superiori alle 300.000 unità, mentre tutti gli altri sono artigiani, commercianti, agricoltori, liberi professionisti e lavoratori autonomi più in generale, che con il loro impegno e la loro attività contribuiscono, insieme ai loro collaboratori, alla crescita, allo sviluppo ed al benessere dell’intero Abruzzo.
Questo ragionamento mi porta ad affrontare il secondo argomento di questo mio intervento che è quello della crisi. E’ vero, si avvertono timidi segnali di ripresa, forse comincia a vedersi un po’ di luce in fondo al tunnel, e guai a noi a non guardare con positività e speranza a questi segnali, ma in Abruzzo la crisi sta ancora mordendo forte verso quel mondo che vi ho appena descritto. Da noi, in realtà una piccola ripresa c’è stata, ma ha riguardato finora le aziende più strutturate, quelle di maggiori dimensioni. E non lo dico io ma tutti gli indicatori economici che brevemente ma significativamente di seguito vi descrivo: Per quanto riguarda il Credito nel primo semestre del 2015 c’è stata una ripresa degli impieghi che sono aumentati di 254 milioni di euro a favore delle imprese. Se andiamo a guardare meglio però ci accorgiamo che il dato è cosi composto; +261 milioni alle imprese più grandi e -7 milioni alle microimprese. Stesso discorso per l’occupazione; al 30 settembre del 2015 il dato segnava -35.000 occupati rispetto al 1 gennaio dello stesso anno e la quasi totalità del segno negativo stava nel terziario, (- 29.000 occupati) settore costituito tradizionalmente da imprese di micro dimensioni. In questo caso l’Abruzzo si collocava all’ultimo posto delle regioni italiane con un -6,9% a fronte del dato nazionale che segnava un +1,2%. Infine l’export, dove nel primo semestre dell’anno scorso, nonostante un timido segnale positivo di +0,7% decisamente misero rispetto al +5% dell’Italia, a farla da padrone è stato il settore dell’automotive (quasi il 50% dell’intero valore dell’export regionale) rappresentato da aziende di grandi dimensioni di origine esogena rispetto all’Abruzzo. E anche qui le aziende di minori dimensioni hanno decisamente segnato il passo.
E così arrivo al terzo argomento che si inserisce bene a mio avviso in quello che è il filo conduttore di questo incontro di oggi “NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO SOLO”. Il mondo del lavoro autonomo e della microimpresa, che dà lavoro ricordiamolo a oltre il 50% di tutti gli occupati del nostro Paese, rischia davvero di perdere ulteriore terreno e di sentirsi ancora più solo rispetto ad un contesto economico che non lo aiuta; ad istituzioni e apparati burocratici che percepisce ormai sempre più ostili se non lontane dai suoi bisogni e incapaci di essere minimamente risolutori dei suoi problemi. E quì sta, a mio avviso, la grande opportunità di questa mattina. Opportunità dettata, naturalmente, dalla possibilità che un grande operatore assicurativo/bancario della levatura di Unipolsai possa diventare, più che continuare ad essere, un partner concreto e affidabile per il nostro mondo. Un partner cioè in grado di mettere in campo servizi e prodotti specifici per le imprese che le renda più competitive sul mercato e le aiuti, davvero, a superare questo momento di difficoltà. L’approccio però deve essere quello giusto e cioè dare valore, per esempio, alle grandi convenzioni nazionali, perché deve essere quello il livello in cui svolgere la relazione principale, ma poi bisogna far vivere gli accordi sul territorio perché invece, è dalla qualità e intensità delle relazioni tra le persone nei territori che dipenderà il successo del rapporto.
Vedete io sono Presidente del CRU Abruzzo da 3 anni, ma da tanti anni sono componente di questo organismo e mi sono convinto che questa relazione, così antica e così moderna nello stesso tempo, rimarrà vincente se saprà coniugare sempre più la sua parte sociale e istituzionale con quella economica e di mercato. E’ stata questa, sicuramente, una delle chiavi del successo di Unipol, che la nuova Unipolsai deve continuare a considerare strategica, con intelligenza e lungimiranza. I documenti preparatori che ho letto mi sembra vadano in questa direzione e mi auguro che i lavori e i contributi di tutti noi questa mattina ne diano un’ulteriore conferma.


Intervento Graziano Di Costanzo – 5° Assemblea Nazionale


CRU unipol|1 Febbraio 2016|7 Minuti

INTERVENTO DI GRAZIANO DI COSTANZO

PRESIDENTE CRU UNIPOL – ABRUZZO

Il tema che mi è stato ASSEGNATO è molto importante ed impegnativo. Infatti parlare di “lavoro” in un momento di crisi e di difficoltà come quello che stiamo vivendo, non è affatto semplice e vorrei evitare di ripetere le solite cose ovvie o banali. Perciò nel pochissimo tempo a disposizione vorrei partire da una prospettiva diversa.
Nell’immaginario collettivo siamo abituati ad associare la parola “lavoro” all’aggettivo dipendente così come spesso ci viene rappresentato nella maggior parte dei media. Ecco, innanzitutto vorrei sfatare questo luogo comune; lavoro è anche quello cosiddetto “autonomo e professionale” e lavoratori sono anche quelle migliaia di persone che pur non avendo dipendenti, contribuiscono con la loro attività a creare benessere e ricchezza per loro e per le loro famiglie. Un esempio concreto? In Abruzzo, l’Artigianato conta 74.000 addetti, 30.000 sono lavoratori dipendenti, 32.000 gli artigiani veri e propri e 12.000 sono i soci e i collaboratori familiari che operano direttamente nell’azienda. Se vogliamo allargare il discorso a tutti gli occupati della mia Regione, vediamo che su 467.000 addetti complessivi (dato riferito al 30.09.15), i dipendenti veri e propri sono di poco superiori alle 300.000 unità, mentre tutti gli altri sono artigiani, commercianti, agricoltori, liberi professionisti e lavoratori autonomi più in generale, che con il loro impegno e la loro attività contribuiscono, insieme ai loro collaboratori, alla crescita, allo sviluppo ed al benessere dell’intero Abruzzo.
Questo ragionamento mi porta ad affrontare il secondo argomento di questo mio intervento che è quello della crisi. E’ vero, si avvertono timidi segnali di ripresa, forse comincia a vedersi un po’ di luce in fondo al tunnel, e guai a noi a non guardare con positività e speranza a questi segnali, ma in Abruzzo la crisi sta ancora mordendo forte verso quel mondo che vi ho appena descritto. Da noi, in realtà una piccola ripresa c’è stata, ma ha riguardato finora le aziende più strutturate, quelle di maggiori dimensioni. E non lo dico io ma tutti gli indicatori economici che brevemente ma significativamente di seguito vi descrivo: Per quanto riguarda il Credito nel primo semestre del 2015 c’è stata una ripresa degli impieghi che sono aumentati di 254 milioni di euro a favore delle imprese. Se andiamo a guardare meglio però ci accorgiamo che il dato è cosi composto; +261 milioni alle imprese più grandi e -7 milioni alle microimprese. Stesso discorso per l’occupazione; al 30 settembre del 2015 il dato segnava -35.000 occupati rispetto al 1 gennaio dello stesso anno e la quasi totalità del segno negativo stava nel terziario, (- 29.000 occupati) settore costituito tradizionalmente da imprese di micro dimensioni. In questo caso l’Abruzzo si collocava all’ultimo posto delle regioni italiane con un -6,9% a fronte del dato nazionale che segnava un +1,2%. Infine l’export, dove nel primo semestre dell’anno scorso, nonostante un timido segnale positivo di +0,7% decisamente misero rispetto al +5% dell’Italia, a farla da padrone è stato il settore dell’automotive (quasi il 50% dell’intero valore dell’export regionale) rappresentato da aziende di grandi dimensioni di origine esogena rispetto all’Abruzzo. E anche qui le aziende di minori dimensioni hanno decisamente segnato il passo.
E così arrivo al terzo argomento che si inserisce bene a mio avviso in quello che è il filo conduttore di questo incontro di oggi “NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO SOLO”. Il mondo del lavoro autonomo e della microimpresa, che dà lavoro ricordiamolo a oltre il 50% di tutti gli occupati del nostro Paese, rischia davvero di perdere ulteriore terreno e di sentirsi ancora più solo rispetto ad un contesto economico che non lo aiuta; ad istituzioni e apparati burocratici che percepisce ormai sempre più ostili se non lontane dai suoi bisogni e incapaci di essere minimamente risolutori dei suoi problemi. E quì sta, a mio avviso, la grande opportunità di questa mattina. Opportunità dettata, naturalmente, dalla possibilità che un grande operatore assicurativo/bancario della levatura di Unipolsai possa diventare, più che continuare ad essere, un partner concreto e affidabile per il nostro mondo. Un partner cioè in grado di mettere in campo servizi e prodotti specifici per le imprese che le renda più competitive sul mercato e le aiuti, davvero, a superare questo momento di difficoltà. L’approccio però deve essere quello giusto e cioè dare valore, per esempio, alle grandi convenzioni nazionali, perché deve essere quello il livello in cui svolgere la relazione principale, ma poi bisogna far vivere gli accordi sul territorio perché invece, è dalla qualità e intensità delle relazioni tra le persone nei territori che dipenderà il successo del rapporto.
Vedete io sono Presidente del CRU Abruzzo da 3 anni, ma da tanti anni sono componente di questo organismo e mi sono convinto che questa relazione, così antica e così moderna nello stesso tempo, rimarrà vincente se saprà coniugare sempre più la sua parte sociale e istituzionale con quella economica e di mercato. E’ stata questa, sicuramente, una delle chiavi del successo di Unipol, che la nuova Unipolsai deve continuare a considerare strategica, con intelligenza e lungimiranza. I documenti preparatori che ho letto mi sembra vadano in questa direzione e mi auguro che i lavori e i contributi di tutti noi questa mattina ne diano un’ulteriore conferma.