“Siamo tutti migranti”: riflessioni e prospettive dopo l’evento CRU a Palermo

Dove vanno i giovani del Sud e chi arriva al Sud in un contesto che riguarda accoglienza e integrazione:  con la presentazione di esempi di buone prassi di accoglienza e integrazione realizzati in Calabria e in Sicilia ,si è conclusa la iniziativa dei Cru meridionali dal titolo " Siamo tutti migranti-In viaggio per generare futuro" svoltasi a Palermo il 22 maggio scorso.

L’appuntamento, in una sala piena anche di giovani studenti, si è aperto con un video messaggio del Cardinale Matteo Maria Zuppi Presidente della Conferenza Episcopale Italiana il quale, nel ringraziare per l’iniziativa Unipol, ha ricordato che: “Occorre cambiare visione rispetto al tema dell’immigrazione, esiste sicuramente un problema legato alla sicurezza ma soprattutto dobbiamo fare i conti anche con una manodopera che manca nel nostro Paese, attuare una prospettiva in cui l’accoglienza diventi qualcosa di sistemico”.

“Occorre avere una politica attiva sulla migrazione in un mondo in cui il cambiamento demografico rischia di ribaltare completamente la piramide a scapito del welfare , dell’economia e della possibilità di essere un Paese produttivo” ha sottolineato Marisa Parmigiani responsabile sostenibilità gruppo Unipol e Direttrice Fondazione Unipolis. I Presidenti dei Consigli Regionali Unipol-CRU di Sicilia, Sardegna,  Calabria,  Campania,  Puglia e Basilicata hanno convenuto di definire un documento che, tenendo in considerazione quanto espresso  dagli interventi dei partecipanti alle due tavole rotonde della mattina, sviluppi  il tema del Mezzogiorno e della sua crescita guardando anche alle comunità migranti e alle aree interne del Paese." Con questa iniziativa " - dichiara Monica Genovese Presidente del Cru Sicilia - abbiamo voluto approfondire il tema delle migrazioni, rappresentando sia il dovere morale di dare accoglienza sia l'opportunità che tale fenomeno può rappresentare per il nostro Paese in una logica non più sicuritaria ma di integrazione e interazione con quanti arrivano, fuggendo da povertà, guerre e distruzione, approdando  sulle nostre coste .”

L’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice ha inviato una lettera ai partecipanti al convegno (clicca qui per leggerla), lettera in cui ha sottolineato che: “Come cittadini e come cristiani non possiamo non partecipare alla tragedia che si sta consumando in mezzo al nostro Mar Mediterraneo”.

Tra i numerosi, e tutti di altissimo profilo, relatori del convegno, il Direttore  Gen. SVIMEZ Luca Bianchi il quale ha ricordato che: “ Il tema migranti è un tema fondamentale soprattutto dalla prospettiva del meridione d’Italia che sta subendo una fase di gelo demografico ed una emigrazione verso il centro/nord e le risposte a tutto questo stanno nel miglioramento dei servizi del diritto di cittadinanza, per riattivare una dinamica demografica naturale positiva ma anche per rendere attrattivo il mezzogiorno rispetto ai flussi di immigrazione che arrivano dall’estero”.


Agro-biodiversità, dai giovani la speranza per un futuro sostenibile

Il Consiglio Regionale Unipol del Fvg, di cui fa parte Legacoop Fvg assieme a Cgil, Cisl, Uil, Libera, Cia, Cna e Legambiente, ha organizzato un convegno nell'ambito del Festival dello sviluppo sostenibile in corso in tutto il Paese. Al tavolo dei relatori esperti e studenti impegnati a discutere di progetti e idee per la tutela del territorio e della agro-biodiversità

Riuscire a dar da mangiare a 8 miliardi di persone nel mondo, raddoppiare le produzioni di cibo nei prossimi 40 anni e, in tutto questo, diventare più sostenibili tenendo conto di fattori come la crisi climatica, combattere la fame e promuovere la biodiversità. Da qui l'impegno di fare sempre più rete tra tutti i soggetti coinvolti, persone, imprese e istituzioni, sensibilizzando prima di tutto le giovani generazioni alla tutela del territorio rurale e della agro-biodiversità.

A confrontarsi, lo scorso 23 maggio nella sede della Regione a Udine, moderati dal giornalista David Zanirato, il presidente del Consiglio Regionale Unipol Fvg, Franco Colautti, la presidente di Legacoop Fvg, Michela Vogrig, il docente di agronomia e coltivazioni erbacee dell'Università di Udine, Fabiano Miceli e il professore dell'Istituto Tecnico Agrario Superiore “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo (Go), Davide Mosetti.

I Consigli Regionali Unipol (di cui fanno parte, oltre a Legacoop anche Cgil, Cisl, Uil, Libera, Cia, Cna e Legambiente) raggruppano i principali portatori di interesse di riferimento capaci di cogliere gli orientamenti e i bisogni emergenti a livello territoriale, promuovere la sostenibilità e sviluppare progetti territoriali sostenibili che abbiano un impatto sociale, economico, civile e culturale coinvolgendo le migliori risorse del territorio.

«Come Legacoop Fvg – ha commentato Vogrig, dopo i saluti iniziali del presidente del Consiglio Regionale Unipol Fvg, Franco Colautti che ha presentato il ruolo e la composizione dei Consigli Regionali Unipol – riteniamo che avviare un percorso per rendere consapevoli giovani e meno giovani sull’importanza di tutelare l’agrobiodiversità sia essenziale in questo momento.  Significa far comprendere  che i semi delle specie autoctone sono preziosi non solo per la “ricchezza” genetica di cui sono portatori, ma anche per la loro capacità di essere più adattivi e resistenti nella delicata crisi climatica che stiamo attraversando. É l’inizio di un progetto – ha annunciato – che vogliamo costruire insieme agli istituti scolastici agrari per promuovere un’attenzione e una cultura diffusa su questi aspetti, traducendoli  in azioni concrete attraverso iniziative non solo formative. Abbiamo bisogno di alleanze e sinergie tra imprese, parti sociali, università, scuola, istituzioni e terzo settore per sostenere un modello di sviluppo più equo, sostenibile e inclusivo».

La banca del germoplasma

Entrando nello specifico dell'incontro, al quale ha partecipato anche Daniela Patriarca del Centro di Orientamento Regionale portando i saluti dell'assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen, la parola è passata al professor Miceli. «In Friuli Venezia Giulia – ha spiegato –, grazie alla legge regionale 11/2002 sulla tutela delle risorse autoctone d'interesse agrario e forestale, è stata attivata la banca del germoplasma affidata all'università di Udine. Si tratta di una banca composta da tante sementi e accompagnata da una sorta di passaporto che ne certifica sostanzialmente la provenienza. Una specie di Bignami della biodiversità – ha proseguito – che vogliamo utilizzare per un percorso da svolgere il prossimo anno scolastico coinvolgendo due istituti agrari della regione, quello di Gradisca e quello di Cividale del Friuli».

L'esperienza del Brignoli di Gradisca d'Isonzo

Ed è proprio ai giovani che sono rivolte le speranze. Giovani spesso molto più sensibili alle tematiche ambientali, come confermato dagli stessi ragazzi e ragazze del Brignoli, che, accompagnati dal loro professore, hanno raccontato del lavoro svolto con lo studio e la creazione di un'aiuola dimostrativa aperta al pubblico, dove hanno osservato l'adattabilità e l'identità delle accessioni a diverse condizioni pedoclimatiche, determinando se la sostenibilità economica e ambientale siano conciliabili.

«L'impoverimento genetico delle coltivazioni – hanno raccontato ragazzi e ragazze – è causato dall'uso della monocultura, dell'agricoltura intensiva e dalla globalizzazione e standardizzazione delle colture. Una soluzione – hanno spiegato delineando il percorso di lavoro svolto – è la conservazione delle varietà locali, il potenziamento dell'agricoltura sostenibile, oltre a una costante ricerca». Un percorso virtuoso a cui siamo chiamati per un futuro migliore nell'ottica di una sempre maggiore sostenibilità.

 

https://youtu.be/Pn76s3WEZkU

https://youtu.be/rQ4qe7oUGBg

https://youtu.be/ejRxqWcYiHk

https://youtu.be/Yq8dnRE9Kvw


Bellezza Italia: interventi a “Podere la Querciola”

“Bellezza Italia” per la salvaguardia e la valorizzazione  dell’area naturale protetta “Podere la Querciola”. A Sesto Fiorentino (FI) il nuovo progetto della campagna di Legambiente e Gruppo Unipol.

Obiettivi degli interventi: rendere sicuro e pienamente accessibile l’ingresso all’area protetta e favorire la conservazione della sua biodiversità.

La riqualificazione, la salvaguardia e il miglioramento della fruizione dell’Area Naturale Protetta “Podere la Querciola” di Sesto Fiorentino (FI) sono il cuore del nuovo progetto Custodi della Natura, promosso nell’ambito della campagna Bellezza Italia di Legambiente e Gruppo Unipol. 

Nell’Area Naturale Protetta toscana sono stati effettuati lavori di sistemazione del piazzale di ingresso, soggetto a continui allagamenti in concomitanza di forti eventi meteorici, ristrutturazione e implementazione dei camminamenti e dei sentieri, ora accessibili anche ai diversamente abili, e restauro di uno degli osservatori per la pratica del birdwatching. Gli interventi sono stati realizzati non solo per rendere sicura la fruizione dell’area protetta a tutti i visitatori, ma anche per conservare la sua importante biodiversità attraverso la realizzazione di cartellonistica divulgativa e didattica, nonché il ripristino degli stagni dedicati agli anfibi. Queste attività, inoltre, vanno a supportare quelle già promosse dal Circolo Legambiente di Sesto Fiorentino sulla base della convenzione stipulata con il Comune per la gestione del sito, tra cui l’organizzazione di eventi di sensibilizzazione, la vigilanza ambientale e il monitoraggio di specie vegetali e animali. 

 Il progetto Bellezza Italia, Custodi della Natura è stato presentato il 17 maggio a Sesto Fiorentino (FI), presso il Podere la Querciola. Sono intervenuti Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente, Marisa Parmigiani, responsabile sostenibilità Gruppo Unipol, Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana e Beatrice Corsi, assessora all’Ambiente del Comune di Sesto Fiorentino.  

«Essere visitatori informati sul valore di un luogo e anche sulle sue fragilità ci rende turisti consapevoli e rispettosi – dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale Legambiente. – Ma anche persone che contribuiscono attivamente alla tutela e alla salvaguardia di un sito fragile com’è la Querciola. Il sito toscano è solo un esempio dei tantissimi spazi naturali e storici che andrebbero recuperati attraverso azioni collettive. Con Bellezza Italia continuiamo a promuovere la valorizzazione del patrimonio che rende unico il nostro Paese, e attraverso interventi migliorativi restituiamo ai cittadini luoghi di prestigio e bellezza». 

 «Salvaguardare e ripristinare le condizioni di biodiversità è diventato un imperativo categorico non solo per i Governi, come dimostra l’accordo di Montreal, ma anche per le imprese – dichiara Marisa Parmigiani, responsabile sostenibilità Gruppo Unipol. Il Gruppo Unipol sta lavorando a una strategia per la biodiversità che impatti sui processi produttivi e allo stesso tempo, con Legambiente e altri partner, supporta progetti concreti sul territorio di ripristino e valorizzazione in grado di testimoniare l’utilità di tali interventi e sensibilizzare i cittadini». 

«La Querciola è la dimostrazione plastica che ce la possiamo fare. Che restituire spazio alla natura e agli ecosistemi è ancora possibile. Vicino all’autostrada A11, a pochi metri dalla grande discarica di Case Passerini, nel bel mezzo della pianura alluvionale, è infatti incastonata una delle più belle e preziose aree protette di quello che noi chiamiamo Parco della Piana; – dichiara Fausto Ferruzza, presidente Legambiente Toscana – ora, quel che abbiamo pazientemente “ricostruito” negli ultimi trent’anni non va perso, ma anzi valorizzato e promosso presso tutti i cittadini dell’area metropolitana. La Querciola è un bene comune». 

 Il valore naturalistico dell’Area Naturale Protetta “Podere la Querciola” non si lega unicamente al suo ruolo nella tutela di alcune zone umide d’acqua dolce che accolgono un’incredibile varietà di biodiversità, ma anche alla sua capacità di mitigazione locale degli effetti dei cambiamenti climatici. È poi zona di sosta e nidificazione di numerose specie di uccelli acquatici, nonché sito riproduttivo, tanto da essere nota a livello nazionale come meta di numerosi appassionati di birdwatching e fotografia naturalistica. L’Area protetta però, è anche un ecosistema particolarmente sensibile all’impatto dei cambiamenti climatici: la sua biodiversità è minacciata dall’introduzione di specie alloctone invasive e dalla pressione antropica, che si manifesta attraverso il consumo di suolo, l’abbandono di rifiuti e l’uso di diserbanti. Il principale rischio per l’Area Protetta è attualmente rappresentato dalla proposta di espansione dell’aeroporto Amerigo Vespucci di Firenze, che di fatto eliminerebbe “Podere la Querciola”, insieme ad altre aree naturali protette vicine.  

 La campagna “Bellezza Italia”. Bellezza Italia è la campagna promossa da Legambiente, in collaborazione con il Gruppo Unipol, dedicata al recupero e alla valorizzazione di luoghi ed esperienze di grande valore naturalistico e storico-culturale, la cui sopravvivenza è messa a rischio dai cambiamenti climatici e dalla perdita di biodiversità. Attraverso le azioni di riqualificazione e salvaguardia promosse nell’ambito di Bellezza Italia, che rendono gli spazi maggiormente resilienti agli eventi estremi, è possibile restituire alla collettività pezzi del nostro patrimonio di raro valore. Dal 2014, anno in cui è stata avviata questa campagna, gli interventi sostenuti dall’associazione ambientalista e dal gruppo assicurativo sono stati numerosi: dalla difesa e valorizzazione della biodiversità del vino Asprinio di Aversa DOC alla realizzazione sul lago D’Orta del primo Osservatorio sui laghi; passando per “Custodi delle dune di Campomarino”, dove i volontari si sono presi cura dell’area dunale che caratterizza la località in provincia di Taranto, fino a uno dei primi progetti realizzati, il “Sentiero degli Argonauti a Paestum”, in provincia di Salerno, che ha permesso di migliorare la fruibilità dell’area e restituire al sito archeologico tra i più famosi al mondo l’unità geografica originaria con il suo sbocco a mare.

(Foto profilo X Bellezza Italia)


Il lavoro transfrontaliero al centro della tavola rotonda organizzata dal Consiglio Regionale Unipol della Valle d’Aosta

In Valle d’Aosta cresciuto esponenzialmente il lavoro frontaliero verso la Svizzera, soprattutto in ambito sanitario

Vedere riconosciuti i diritti dei lavoratori frontalieri, metterli al centro di un progetto condiviso, concretizzare con leggi ad hoc, fare in modo che si parli dei transfrontalieri, lavoratori che quotidianamente o settimanalmente valicano i confini delle loro regioni per un lavoro migliore.
Il Consiglio Regionale Unipol della Valle d’Aosta ha organizzato ad Aosta mercoledì 15 maggio presso la sala Bim del Celva un evento che ha catalizzato l’attenzione di media, politici, sindacalisti, professori universitari, consulenti del lavoro, imprenditori, albergatori e artigiani.
L’iniziativa si colloca nel più ampio palinsesto del Festival dello Sviluppo Sostenibile, manifestazione che si svolge in tutta Italia organizzata dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

In Valle d’Aosta il fenomeno del lavoro transfrontaliero (1700 i lavoratori valdostani in Svizzera) è in espansione, il professor Massimo Zanetti dell’Università di Aosta ha parlato di 1 lavoratore frontaliero ogni 1000 abitanti (sono 125 mila complessivamente gli abitanti in Valle d’Aosta, ndr). Ma proprio sui numeri c’è bisogno di ulteriori approfondimenti, come sostiene il docente, citando quale fonte uno studio della Camera del Lavoro di Varese che affronta il fenomeno del lavoro transfrontaliero; secondo questo studio i lavoratori valdostani che si recano in Svizzera per lavorare sono 122.

Le professioni più ambite per le quali si lascia la Valle d’Aosta a favore della Svizzera sono: medici, infermieri, oss, ma anche muratori. Quali azioni quindi da parte della Regione per cercare di limitare questa “fuga” di cervelli e di professionalità?
Ad aprire la tavola rotonda il Deputato della Repubblica Italiana On. Franco Manes che asserisce: “Un argomento sentito dalla maggior parte dei nostri concittadini, molti dei quali hanno fatto del lavoro transfrontaliero una scelta di vita. Una tematica di cui si è parlato poco, ma ora assistiamo a un cambio di rotta anche nella nostra Valle dovuto soprattutto alla ratifica degli accordi tra lo Stato Italiano e la Confederazione Elvetica. Ho affrontato diversi mesi fa in Parlamento l’argomento in questione. Il tema è stato al centro di un dibattito politico trasversale soprattutto da parte dei Parlamentari provenienti dai territori interessati dal fenomeno. Spesso nel nostro Paese si è sottovalutata l’importanza strategica della Svizzera con fenomeni migratori importanti e non solo limitati, storicamente, alla gente di confine. La Svizzera è il nostro sesto paese di riferimento, abbiamo un surplus di circa 30 miliardi sull’expo. In Svizzera risiede la terza comunità italiana nel mondo. E’ l’unico Paese dove l’italiano è lingua ufficiale”.

Ha preso poi la parola per i saluti istituzionali il Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta Renzo Testolin che ha spiegato come “l’Amministrazione Regionale si stia già adoperando per essere ancora più attrattiva e cercare di limitare il più possibile la fuga di cervelli e di professionalità”. La tavola rotonda è entrata nel vivo con l’intervento dell’Assessore allo Sviluppo Economico Luigi Giovanni Bertschy il quale ha dichiarato “Le parole d’ordine per la Valle d’Aosta devono essere attrattività e lavoro di qualità. Bisogna vivere con protagonismo questa importante fase di cambiamento del mondo del lavoro. Un protagonismo che abbiamo fatto nostro a livello di politiche del lavoro e che punta a costruire un’alleanza con tutti gli attori del settore coinvolti”. L’Assessore agli Affari Europei Luciano Emilio Caveri ha inoltre affermato “Il numero dei lavoratori transfrontalieri è cresciuto a dismisura. Questa può essere l’occasione, come nel nostro caso, per fare dei ragionamenti anche con i cantoni di lingua francese”.

Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale frontalieri CGIL “Intanto è importante che anche in Valle d’Aosta si faccia luce su questo fenomeno di cui non si è mai parlato abbastanza, anche perché ci sono delle condizioni soprattutto morfologiche da non sottovalutare, come i trasporti per esempio. Ma l’aumento di lavoratori frontalieri è da inquadrare nel diritto della libera circolazione. La Svizzera ha tutta una serie di attrattività, in primis il salario da 2 e mezzo a 3 volte maggiore di quello italiano, inoltre anche le condizioni e le qualità del lavoro incidono notevolmente in questo aumento del numero dei lavoratori”.

Per Pancrazio Raimondo, segretario generale UIL frontalieri, “Importante focalizzare l’attenzione del lavoro frontaliero in questo territorio. Se guardiamo i dati notiamo come il numero di lavoratori frontalieri è in continua crescita. È un fenomeno che comunque deve essere regolamentato in particolare dal punto di vista fiscale”.

Per Marco Contessa, responsabile nazionale frontalieri CISL, “Regolamentare il lavoro frontaliero è sempre più una necessità sia per tutelare il lavoratore, ma anche per il nostro territorio. I lavoratori frontalieri per fare quello che fanno affrontano tanti sacrifici”.

Alla tavola rotonda hanno portato anche il loro contributo alla discussione Andrea Caruso, presidente CNA Valle d’Aosta, il quale ha sottolineato come siano stati tanti i lavoratori soprattutto dell’edilizia che si sono recati in Svizzera per lavorare (e guadagnare di più) “ma sono anche molti – ha aggiunto - quelli che poi sono ritornati a lavorare in Valle”. Per Luigi Fosson presidente ADAVA: “Il settore turistico alberghiero in Valle risente poco di questo fenomeno del lavoro transfrontaliero. Nel nostro settore (ma da quello che sento anche in altri) si fatica a trovare personale qualificato e spesso il non ricambio generazionale porta alla chiusura di alberghi storici, che poi vengono venduti e trasformati in appartamenti-vacanze”. Alla tavola rotonda è intervenuto anche Claudio Perratone, Coordinatore del Dipartimento Sanità e Salute dell'Assessorato alla Sanità, Salute e Politiche Sociali della Regione Autonoma Valle d'Aosta, il quale ha esaustivamente trattato le azioni strategiche che la Regione ha messo e sta tuttora mettendo in atto sul fronte sanità e salute, nonché la Consigliera di Parità della Regione Autonoma Valle d’Aosta Katya Foletto la quale ha dichiarato “Il lavoro transfrontaliero è un fenomeno che è sempre accaduto e non solo in Italia, e il fine è quasi sempre lo stesso: la ricerca di condizioni di lavoro migliori rispetto a quelle che si trovano nel proprio paese. Un terzo dei transfrontalieri è donna. Probabilmente perché si guadagna di più, ma anche perché ci sono delle condizioni che garantiscono loro un maggior accesso al mondo del lavoro, un maggiore riconoscimento della loro professionalità e condizioni che facilitano maggiormente la conciliazione famiglia-lavoro”. Infine un’analisi dei profili giuslavoristici del lavoro transfrontaliero è stata curata dal Presidente dell’Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro Valle d’Aosta, Matteo Fratini, che ha offerto interessanti spunti per comprendere meglio le dinamiche normative e giuridiche che influenzano il lavoro oltre confine.

In conclusione Ramira Bizzotto, Presidente del Consiglio Regionale Unipol Valle d’Aosta, ringraziando tutti i relatori che hanno dato spessore alla tavola rotonda, ha rimarcato come l’evento “Rappresenti un luogo di confronto tra associazioni che pur avendo interessi diversi, talvolta anche divergenti, hanno un obiettivo comune che è quello di realizzare concretamente un approccio aperto e inclusivo con tutti gli attori interessati e con tutte le figure istituzionali disponibili, in modo da poter portare avanti iniziative che portino alle generazioni future un valore condiviso sul e per il territorio. Con questa iniziativa l’obiettivo è quello di promuovere e analizzare proposte su temi di interesse collettivo che abbiano come comune denominatore il lavoro dignitoso e una crescita economica inclusiva e sostenibile”.
Ha coordinato la tavola rotonda Silvia Tagliaferri, vice capo redattore TGR RAI Valle d’Aosta.

https://youtu.be/ogAhZJBej1M

https://youtu.be/SL_IHxCufM0

https://youtu.be/zqnazP_qmL8

https://youtu.be/NpTl0SpVWMY

https://youtu.be/JCqVwsqlAM0

https://youtu.be/_3RUQhpVHQA

https://youtu.be/Ye9YNue1KDY

 

Il video integrale dell'evento

https://youtu.be/pZHrZ9jQ9x0


A Genova la presentazione del bilancio sociale di Libera

L’associazione Libera ha presentato ieri a Genova il primo bilancio sociale. Oltre 100 i beni confiscati alla mafia. “E’ stata l’occasione per spiegare l’attività della nostra organizzazione – ha spiegato Antonio Molari, referente di Libera Genova -. Grazie ai nostri volontari andiamo nelle scuole per ricordare, spiegare cosa significa la lotta alla Mafia, insegnare la Costituzione. Grazie a percorsi organizzati, accompagniamo le persone a vedere da vicino i beni confiscati, illustrando leggi e percorsi di restituzione. Ma oggi è il momento non solo di dare messaggi sulla legalità. Occorre concentrarsi sulla responsabilità che ognuno di noi deve avere. Sono tanti i casi dove molti sanno, ma nessuno denuncia. Ecco perché la stretta collaborazione con il Consiglio Regionale Unipol della Liguria rafforza l’impegno complessivo di raggiungere (e coinvolgere) le migliaia di persone che aderiscono alle diverse associazioni che lo compongono”.

Una sintonia che il presidente del CRU Liguria, Mattia Rossi, ha ribadito nel suo intervento. “Coltivare la cultura della legalità è un impegno che deve coinvolgerci tutti, anche costringendoci a rimettere in discussione sempre procedure aziendali e obiettivi – ha sottolineato Rossi -. Non dobbiamo dare mai nulla per scontato, consci che la legalità si può difendere solo mantenendo un’alta qualità degli strumenti democratici”.

Il bilancio sociale di Libera Genova può essere scaricato al seguente link


Gender gap: passi avanti ma le lastre di vetro per le donne restano forti per i ruoli apicali

Dall’incontro promosso da CCIAA Umbria e da Consiglio Regionale Unipol dell’Umbria i progetti e gli impegni per un balzo nell’uguaglianza di genere. L’evento inserito nel Festival dello Sviluppo Sostenibile organizzato da ASviS

È stato un momento di riflessione e dibattito concreto sui temi dello sviluppo economico sostenibile e della governance al femminile, in linea con i Goal 5 e Goal 8 degli Obiettivi dell’Agenda 2030: parità di genere, lavoro dignitoso e crescita economica. I consiglieri comunali donne sono il 33,7%, ma i sindaci sono per l’85% uomini; nella sanità pubblica le donne sono 450mila su 650mila addetti, ma solo il 19,2% di loro riveste ruoli apicali; nelle Camere di Commercio la presenza delle donne, già limitata nei consigli camerali (25%), diventa esiziale a livello di Presidenze, dove sono appena quattro.

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Più consigliere comunali donne (ad oggi sono il 33,7%), ma la carica di sindaco resta appannaggio degli uomini (l’85% dei primi cittadini è di sesso maschile); donne in maggioranza (450mila su 650 mila) nella sanità pubblica, ma quando si guarda ai ruoli apicali sono solo il 19,2%; e se nelle Camere di Commercio la presenza delle donne già è limitata nei consigli camerali (25%), diventa esiziale a livello di Presidenze, dove sono appena quattro. E si potrebbe continuare a lungo. E dire che le donne in Italia sono preparate, tanto che ogni 100 laureati uomini oggi ce ne sono 140 donne.

E allora, cosa fare per dare un’altra, forte spallata alle lastre di vetro, già incrinate (si pensi ad esempio alla legge Golfo-Mosca che, introducendo l’obbligo della quota di genere nei cda delle società quotate in Borsa, ha trascinato tutto il sistema, con la percentuale di presenza femminile nei cda delle società quotate che oggi è di gran lunga superiore al minimo fissato dalla legge) ma ben lungi dall’essere eliminate, che impediscono ancora alle donne di raggiungere un’effettiva uguaglianza delle opportunità con gli uomini a ogni livello, comprese le posizioni apicali?

Esperienze positive ce ne sono, ma occorre il concorso sempre più impegnato di una fitta rete di realtà sociali che, armata di dati, cifre, impegni precisi, obiettivi misurabili e metaforici martelli, rompa queste lastre di vetro, incalzando istituzioni, orientando le scelte di politica economica e sociale, imponendo l’applicazione delle norme già esistenti, contrastando luoghi comuni, incrostazioni culturali e così via, favorendo anche la cultura del gioco di squadra, su cui le donne appaiono ancora carenti.

Sono gli elementi, fatti di impegni concreti e linee chiare in termini di obiettivi misurabili, emersi dall’importante appuntamento, svolto presso il Centro servizi camerali Galeazzo Alessi in via Mazzini, a Perugia, dal titolo “Equità in azione: parità di genere e futuro sostenibile”, organizzato dal Consiglio Regionale Unipol dell’Umbria in collaborazione con la Camera di commercio dell’Umbria.

La giornata è stata strutturata come un momento di riflessione e dibattito sui temi dello sviluppo economico sostenibile e della governance al femminile, in linea con i Goal 5 e Goal 8 degli Obiettivi dell’Agenda 2030: parità di genere, lavoro dignitoso e crescita economica.

L’iniziativa umbra, che avrà una prosecuzione con una serie di incontri, rientra nel più ampio palinsesto del Festival dello Sviluppo Sostenibile che si terrà fino al 23 maggio 2024 in tutta Italia, nel mondo e online, organizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), associazione che riunisce oltre 320 organizzazioni del mondo economico e sociale e che si avvale della collaborazione di svariati partner pubblici e privati.

Diciassette giorni di eventi, tanti quanti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu. Il programma delle iniziative, incentrate sui temi dello sviluppo sostenibile, prende vita grazie all’impegno di associazioni, aziende, enti locali, scuole e università, impegnati sul territorio italiano per diffondere la cultura della sostenibilità.

A introdurre e coordinare i lavori Valeria Cardinali, Presidente CRU Umbria, che ha evidenziato come “l’obiettivo di questo incontro non è solo quello di presentare dati e cifre sulla presenza delle donne nelle posizioni apicali di Camere di Commercio, Sanità pubblica e Amministrazioni locali, e più in generale di trattare i vari temi collegati al gender gap nella governance, ma di tracciare degli impegni precisi e misurabili, prevedendo anche iniziative di confronto per monitorare l’evolversi delle varie situazioni”.

Il Prof. Luca Ferrucci, Ordinario al Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia, ha presentato dati e valutazioni sul gender gap nelle posizioni apicali nelle Camere di Commercio, Sanità pubblica e Amministrazioni locali, alzando il velo su dati poco conosciuti e rilevando situazioni molto differenziate nel Paese a livello di regioni.

Micaela Fanelli, vice Presidente Autonomie locali italiane, ha messo l’accento sul fatto che serve una mobilitazione e una sinergia di forze sociali per dare concretezza alle norme per favorire la parità di genere, rilevando ad esempio come “l’obbligo delle preferenze di genere nelle elezioni politiche e amministrative non ha dato i risultati sperati”.

Federico Sisti, Segretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, ha evidenziato tra le altre cose la questione del tempo, perché la carriera delle donne è ostacolata dal fatto di avere meno tempo a causa del lavoro di cura che svolgono in famiglia – su cui l’impegno degli uomini ad oggi è marginale - e quindi serve migliorare la rete del welfare. Sisti ha poi elencato le iniziative della Camera di Commercio dell’Umbria per favorire la partecipazione femminile e superare il gender gap nel mondo delle imprese, citando ad esempio la presenza attiva del Comitato per l’imprenditoria femminile, gli incentivi ad hoc destinati alle imprese femminili e l’impegno sulla certificazione di genere delle aziende, introdotta da circa un anno e dotata di incentivi. E ha sottolineato anche il ruolo del Comitato unico di garanzia della Camera, recentemente insignito di un premio.

Federica Pizzini, Responsabile Diversity, Equity and Inclusion di UnipolSai, ha illustrato l’sperienza di successo di UnipolSai sia sul fronte del gender gap (Rete parità di genere) e della diversità e inclusioni (rete Diversity e Inclusion) che, più in generale, del Welfare (rete Welfare), entrando nel dettaglio delle problematiche e delle soluzioni via via individuate e di come le scelte, calibrate su obiettivi precisi e misurabili, vengano monitorate e aggiornate. Pizzini ha poi centrato l’attenzione sui Consigli Regionali Unipol, che permettono di implementare sui territori le politiche di Welfare, decisive per il superamento del gender, in collaborazione costante con le forze sociali in una logica di rete.  Ha parlato inoltre del ruolo di UnipolSai nell’ambito della sostenibilità.

Rita Chiari, Direttore UOC Oncologia Ast PU-Pesaro e membro del Direttivo Women for Oncology, ha discusso del gender gap nell’ambito sanitario-oncologico, dove la presenza femminile è robusta ma, ancora una volta, minoritaria a livello dirigenziale, e dell’attività di mentorship e leadership al femminile di Women for Oncology per fare rete, sensibilizzare e far crescere il self confident delle donne, fattore la cui insufficienza ancora oggi non fa esplicare loro tutte le proprie potenzialità. Chiari ha poi evidenziato come, nell’ambito della sanità oncologica, la qualità e la forza della presenza femminile sia in continuo aumento.

Le conclusioni sono state tirate da Marcella Mallen, Presidente di ASviS, che ha messo in evidenza l’importanza del tempo, riprendendo quanto detto su questo tema da Federico Sisti, della necessità che gli obiettivi siano misurabili, sull’attività quantomai importante di mentorship e leadership femminile, affermando che nella politica nazionale sui temi mancano spesso precisi ancoraggi, fermandosi a obiettivi generici senza criteri di misurabilità dell’efficacia degli interventi. Ha poi sottolineato l’importanza di usare in modo efficace i fondi del Pnrr, che possono rappresentare una spinta molto rilevante su temi sociali, e in questo senso ASviS è impegnata in un confronto continuo con il Governo.

 

https://youtu.be/ZK1qWKrtnnI

https://youtu.be/gpAFEo2gQmw

https://youtu.be/3-ruySbYL7E

https://youtu.be/9x9PtLPAo2Q

https://youtu.be/EFm2lGzPFBo

https://youtu.be/XHcH3LF7ZOo


Il turismo alpino nella transizione ecologica

Oggi la tavola rotonda del CRU Trento: la sostenibilità richiede controllo e limite. Indispensabile trovare un punto di equilibrio.

Un necessario equilibrio tra turismo e la difesa dell’ambiente. È questo il non semplice obiettivo con cui bisogna confrontarsi per continuare ad alimentare un turismo che è tra i fattori trainanti dell’economia locale, ma che deve comunque adattarsi un modo dinamico agli effetti del cambiamento climatico, ricalibrando l’offerta anche per non impattare negativamente sul lavoro.

Se ne è discusso questa mattina alla tavola rotonda “Turismo alpino nella transizione ecologica”, proposto dal CRU Trento, il Consiglio Regionale Unipol di cui fanno parte anche Cgil Cisl Uil.

Ad aprire il confronto a nome delle tre confederazioni sindacali Walter Alotti, segretario provinciale della Uil e presidente del CRU Trento che ha sottolineato la centralità della risorsa turismo per il tessuto economico locale, soffermandosi anche sulle dinamiche che coinvolgono l’occupazione nel settore e sull’impatto che le dinamiche turistiche hanno sulla vita quotidiana dei cittadini, compresa la questione abitativa nei centri a maggiore vocazione.

Il professor Umberto Martini dell’Università di Trento ha dunque posto l’accento sulle caratteristiche e le attese dei nuovi frequentatori della montagna e sulle sfide che ha di fronte il turismo alpino, ribadendo che il turismo è comunque l’unica attività che può garantire la sopravvivenza sociale ed umana della montana. Da qui la necessità di trovare un equilibrio. “La montagna è un ambiente fragile, che inevitabilmente soffre quando viene sottoposto a un eccessivo carico antropico e infrastrutturale. Ha, però, bisogno del turismo, che da oltre un secolo rappresenta una delle più importanti attività che garantiscono la sopravvivenza economica e sociale delle zone di montagna”, ha ricordato. Per questa ragione, ha sottolineato il professore è necessario “trovare un equilibrio lungo una linea sottile che divide lo sviluppo dallo sfruttamento, la sostenibilità dall'impatto distruttivo della massa. Le nuove tendenze del turismo, tra cui la ri-scoperta della montagna e l'arrivo in quota di turisti sempre meno "alpinisti", porta a nuove sfide, soprattutto per la difficoltà, da parte dei nuovi frequentatori della montagna, di capire fino in fondo l'ambiente in cui si inseriscono, e le giuste modalità di interazione con esso. Da qui la necessità di nuove attenzioni anche per le organizzazioni e le imprese turistiche, che devono assumere un ruolo attento e consapevole nella gestione delle risorse naturali e delle proprie attività”.

Filippo Zibordi, coordinatore didattico e gestionale del master FaunaHd dell’Università dell’Insubria, invece, ha portato la platea in viaggio nell’antropocene per poi tornare in Trentino, sulle Alpi, e riflettere sul contesto di estrema crisi che stiamo attraversando e nel contempo come si può creare una sinergia positiva tra turismo e ambiente. La sua riflessione si è soffermata, tra pro e contro, sull’urgenza di creare sensibilità e consapevolezza nelle persone che arrivano a visitare le montagne, sull’impatto dell’infrastrutturazione, sulle opportunità ambientali della destagionalizzazione “che non sempre è un vantaggio ambientale e naturalistico”. “Qualunque direzione si decida di intraprendere - ha osservato Zibordi- deve esserci la consapevolezza del costo ambientale. Sarebbe già un bel un bel passo avanti se lo si considerasse sempre nelle scelte come ‘voce di spesa’”.

Dunque il confronto si è spostato sulle esperienze del territorio. In particolare Bruno Felicetti, direttore delle Funivie Madonna di Campiglio si è soffermato sull’impatto ambientale degli impianti a fune, mentre Stefania Clemente, project manager di Trentino Marketing, ha parlato dell’importanza e dell’utilità delle certificazioni ambientali per le destinazioni turistiche.

Renata Diazzi, direttrice area Esg Sustainability di Trentino Sviluppo, ha sottolineato come la sostenibilità sia un vantaggio sono solo economico per le imprese.

Infine Alessandra Stelzer, imprenditrice vitivinicola, ha proposto un focus sull’enoturismo, come esperienza di turismo green.

La riflessione di oggi è stata arricchita anche dai contributi di due studenti della laurea magistrale in management e sostenibilità del turismo, Marco Adamo e Luca Giovannini.

https://youtu.be/bZWyqjFM9xM

https://youtu.be/6LU2SaYXnQs

https://youtu.be/1rbnGnaEQAg

https://youtu.be/Jv3sigZpSmU

https://youtu.be/EoJ_4j3tm-U

https://youtu.be/SvhcGmEg4lA

https://youtu.be/3yyJp7POoa8

 


Gruppo Unipol aderisce alla Dichiarazione di EURESA per promuovere la transizione ecologica e sociale

Il Gruppo Unipol aderisce alla Dichiarazione di EURESA per promuovere la transizione ecologica e sociale davanti alle sfide dei cambiamenti climatici e affermare il ruolo fondamentale delle assicurazioni nella prevenzione e gestione dei rischi.

Come parte di EURESA, associazione europea di società mutualistiche e assicurative, il Gruppo Unipol si unisce alla Dichiarazione per promuovere la transizione ecologica e sociale davanti alle sfide dei cambiamenti climatici.

EURESA sottolinea il ruolo fondamentale delle assicurazioni di fronte ai rischi emergenti. Nella Dichiarazione, i membri riaffermano il proprio impegno concreto - attraverso politiche di governance, investimenti e azioni di sensibilizzazione - per contribuire a un’economia più responsabile e promuovere la prevenzione dei rischi legati alla salute, al property e all’ambiente.

Il Gruppo Unipol e le Compagnie parte di EURESA sono determinati a costruire, insieme a tutti gli stakeholder pubblici e privati, un futuro in cui le assicurazioni rappresentino un pilastro di stabilità e inclusione per una società più coesa e resiliente.

Leggi la Dichiarazione

(Credenziali dell'immagine in evidenza: Generata con intelligenza artificiale)


Unipol al primo posto per reputazione nel settore assicurativo e bancario

Unipol al primo posto per reputazione nel settore assicurativo e bancario secondo il modello specifico per il settore costruito da the RepTrak Company. A dieci anni dall’avvio della misurazione, il Gruppo registra l’incremento positivo più ampio con +9,9 punti rispetto alla media reputazionale del settore assicurativo e + 10,7 punti rispetto a quello bancario.

Il Gruppo Unipol è la prima azienda per reputazione nel settore assicurativo e bancario secondo il modello specifico costruito da The RepTrak Company, società internazionale specializzata nella misurazione della reputazione che ogni anno misura 7 mila aziende a livello internazionale in circa 40 mercati.

A dieci anni dall’avvio del programma di Reputation Management – che prevede la misurazione continuativa su base mensile della reputazione aziendale presso un campione rappresentativo della popolazione italiana e annuale presso altri sei stakeholder chiave – il Gruppo, anche in un anno di calo reputazionale generalizzato in tutti i settori aziendali, si conferma leader con un incremento positivo di +9,9 punti rispetto alla media reputazionale del settore assicurativo e di +10,7 punti rispetto alla media del settore bancario. Un divario positivo rispetto al settore assicurativo in costante crescita, passato dai +5,7 punti del 2019 ai +9,9 del 2023, per una performance reputazionale pari a 77,6 punti su una scala da 0 a 100 che colloca Unipol nella fascia “strong” (70-79).

Tra i passaggi salienti di questo primo decennio: l’ingresso della Reputazione come obiettivo e asset nel Piano Strategico 2022-2024 Opening New Ways; l’inserimento della reputazione come metrica per il sistema di MBO dei dirigenti del Gruppo; l’approvazione del modello di governance integrata della reputazione e la creazione di organi aziendali per la gestione proattiva della reputazione; la creazione della dashboard dei KPI reputazionali per confrontare le percezioni con i fatti aziendali.

Il profilo reputazionale di Unipol è associato prevalentemente alle buone percezioni della popolazione italiana legate all’innovazione espressa nell’ambito dei prodotti, dell’impatto sociale e della visione futura: i prodotti sono considerati innovativi e accessibili grazie all’integrazione di soluzioni assicurative con prodotti e servizi sviluppati con altri partner, il Gruppo si è dimostrato capace di sviluppare prodotti sempre più rilevanti per la società e concretamente in grado di migliorare la vita delle persone. La solidità patrimoniale e le forti prospettive di crescita sono aspetti altrettanto rilevanti che fanno percepire Unipol, nella mente degli italiani, sempre più come un partner all’avanguardia che punta alla continuità della propria leadership.

Il Gruppo considera la reputazione una leva manageriale capace di attivare un cambiamento culturale che può promuovere la creazione di valore e adotta un approccio integrato che tiene in costante allineamento le attività di costruzione e di protezione della reputazione.

Il modello operativo di reputation management in Unipol si caratterizza per:

  • ampiezza di analisi (sono sette i gruppi di stakeholder di cui si raccolgono periodicamente percezioni e aspettative: opinione pubblica, dipendenti, clienti, agenti, comunità finanziaria, giornalisti, istituzioni);
  • prospettiva interna/esterna che permette di confrontare percezioni e aspettative sia interne (top management e dipendenti) che esterne all’azienda (altri pubblici);
  • allineamento strategico con il quale le diverse funzioni aziendali sono chiamate a contribuire alla realizzazione degli obiettivi reputazionali (creazione e protezione) partendo da un cruscotto di lavoro e azioni condivise.

 

Link al comunicato stampa in pdf