Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza in Italia e in Europa
Martedì 15 marzo 2016 la Camera dei deputati ospita la presentazione della IX edizione del “Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza in Italia e in Europa” dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, realizzato da Fondazione Unipolis insieme a Demos&Pi e all’Osservatorio di Pavia. I lavori, con inizio alle ore 15, saranno aperti dal saluto della Presidente On. Laura Boldrini. Il Rapporto sarà illustrato da Fabio Bordignon, responsabile di ricerca DemosΠ Antonio Nizzoli e Paola Barretta, dell’Osservatorio di Pavia. Seguiranno il commento di Ilvo Diamanti, docente all’Università di Urbino e direttore scientifico Demos&Pi, e gli interventi di Marco Balzano, docente e scrittore; Antonio Di Bella, direttore RaiNews24; Irene Tinagli, economista e docente all’Università Carlos III di Madrid; Pierluigi Stefanini, presidente Gruppo Unipol e Unipolis. Coordina Walter Dondi , direttore di Unipolis.
Per partecipare è necessario registrarsi inviando una mail all’indirizzo: info@fondazioneunipolis.org
I risultati dello studio condotto su 5000 persone di 5 stati, emerge che solo una quota minoritaria della popolazione crede nel trattato di Schengen e si dice convinta a mantenere la libera circolazione fra gli stati. La maggioranza quindi chiede il ritorno della sorveglianza alle frontiere.
Il rapporto completo sarà disponibile il 15 marzo prossimo
Al via i lavori per il primo ortoalto di Torino
Sono partiti i lavori per la realizzazione dell'ortoalto sul tetto del ristorante Le Fonderie Ozanam, nell'ex complesso industriale di via Foligno 14 a Torino, una collaborazione tra la start up di innovazione sociale OrtiAlti, ideatrice del progetto, le cooperative sociali Meeting Service e Atridea, l’agenzia di comunicazione quattrolinee e sostenuto da contributi offerti da soggetti privati, tra i quali Unipolsai.
300 metri quadri di giardino pensile coltivato ad orto, che fornirà vegetali freschi al ristorante sottostante, diventerà un nuovo spazio di aggregazione e animazione per tutte le associazioni del cortile e del quartiere, e aprirà nuove opportunità di lavoro per le cooperative sociali coinvolte.
Un primo tassello di riqualificazione e valorizzazione di un edificio di proprietà della Città di Torino, la ex stamperia di lamiere SIMBI, costruita nel 1938 dall’architetto bulgaro Nicolaj Diulgheroff, esempio di architettura “futurista” che oggi versa in stato di degrado, bene comune da preservare e curare.
L’ortoalto Le Fonderie Ozanam è l’intervento pilota con cui gli architetti Elena Carmagnani e Emanuela Saporito, fondatrici di OrtiAlti, sperimenteranno il loro modello di innovazione sociale.
L'ortoalto, grazie alla tecnologia per il verde pensile che viene impiegata, permette infatti di migliorare le prestazioni energetiche degli edifici, abbassare le isole di colore urbano e favorire la biodiversità. Ma l'ortoalto è molto di più, perché favorisce la partecipazione delle comunità di abitanti nella sua cura e gestione, produce vegetali Km0 che possono innescare nuove micro-economie alla scala del quartiere e costruisce occasioni di inserimento lavorativo e di animazione dei nuovi spazi.
A un anno dal premio We-Women for Expo di Padiglione Italia che la startup si è aggiudicata con il progetto di imprenditoria femminile OrtiAlti, prende forma la prima realizzazione che sarà completata nel mese di aprile e, a partire dalla primavera, diventerà la sede di un ricco calendario di attività per il quartiere.
L’intervento è stato possibile grazie alla capacità di OrtiAlti di aggregare finanziatori e facilitare sinergie fruttuose tra istituzioni, imprese, cooperative sociali e associazioni, che non solo lavoreranno insieme alla realizzazione dell’ortoalto, ma, grazie al coordinamento di Elena ed Emanuela, co-progetteranno le attività di animazione dello spazio, con l’obiettivo sul lungo periodo di aprire sempre più il cortile di Casa Ozanam e l’ortoalto al quartiere e alla città.
Ortoalto Le Fonderie Ozanam è un progetto autofinanziato e sostenuto da contributi offerti da soggetti privati (Fondazione Magnetto, Baghi srl, Imam Ambiente, Unipolsai, Harpo) che, a vario titolo, hanno supportato e sponsorizzato l’intervento per un totale di 100.000 euro.
La storia del progetto e le informazioni sulle iniziative in corso si possono seguire sul sito: http://www.ozanam.ortialti.com/ e sulla pagina fb https://it-it.facebook.com/OrtiAlti.
Convegno promuovere la cultura della Prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro
Quanto è importante diffondere la cultura della prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro? Se ne è parlato a Torino il 18 Febbraio al convegno organizzato da Unisind.
L’attenzione alla prevenzione e alla sicurezza è una delle battaglie sindacali più importanti per la tutela del mondo del lavoro. L’importanza di questo tema, e dell’approccio col quale viene affrontato, non è soltanto etica ma pragmatica, poiché i costi sociali della non-sicurezza si rivelano nel tempo più pesanti della non-prevenzione.
Come per tutte le istanze collettive, in tema di sicurezza e prevenzione non si può prescindere da un confronto – anche serrato – fra tutti i protagonisti di un meccanismo delicato, fatto di imprese, istituzioni, rappresentanze e oltre naturalmente all’attore più importante: il lavoratore. Da tale necessità di dialogo costante, equilibrato e profondo ha preso le mosse l’iniziativa, promossa da Unisind con i propri soci, dal titolo La cultura della prevenzione e della sicurezza sui luoghi di lavoro che ha avuto luogo giovedì 18 febbraio presso la sala conferenze del Gruppo Abele, in corso Trapani 95 a Torino.
Il confronto, organizzato in forma di tavola rotonda, ha coinvolto sei protagonisti dal mondo della rappresentanza sindacale e datoriale, per fare il punto su un tema dai contorni in rapida trasformazione, offrendo modelli, strumenti, soluzioni operative disponibili anche alla luce dei mutamenti che hanno attraversato negli anni recenti il mondo dell’impresa e del lavoro.
Ha aperto il dibattito Enrica Valfré, Segretario generale CGIL Torino, tratteggiando il quadro di regole, istituti, servizi offerti ai lavoratori che definiscono l’azione di tutela del sindacato in questo campo. nel corso dell’intervento ha ricordato la peculiare attitudine alla cooperazione fra le istituzioni e le parti sociali che caratterizza il territorio torinese su questa materia, e richiamato alla memoria il noto studio svolto negli anni 70 dal sindacato con il servizio di medicina del lavoro a Mirafiori.
Dopo aver fatto una quantificazione sull’incidenza degli infortuni e delle malattie professionali nell’area torinese territorio, Domenico Lo Bianco, Segretario generale CISL T orino Canavese, ha proposto alcune chiavi di lettura sulle tendenze in atto. Fra queste, ha denunciato il pericolo insito nel contenimento eccessivo dei costi su appalti pubblici al massimo ribasso che inevitabilmente intaccano le spese per la sicurezza. Inoltre ha stato ricordato il cambiamento profondo che sta attraversando molta parte di un mondo del lavoro sempre più occupato in processi produttivi che, se riducono sensibilmente la pericolosità delle mansioni e delle attività, per altro verso portano alla luce problemi inediti, legati ai ritmi veloci e allo stress da essi generato.
Una lettura politica del fenomeno è stata offerta da Gianni Cortese, Segretario generale UIL Piemonte e Torino, che si è soffermato sui molti fattori esterni che influiscono sulla capacità reale di prevenire i rischi, spesso caratterizzati anche da una matrice culturale: la sensibilità limitata che permane verso una quota di imprenditori, la regolamentazione non sempre applicata, la crisi che modifica il modo stesso di fare impresa. Una crisi che ha ridotto il montante di ore lavorate, al quale va riferita almeno in parte la riduzione degli infortuni che in questi anni si è registrata.
Roberto Rinaldi, del Servizio sindacale all’Unione Industriali di Torino, è intervenuto sull’importanza della bilateralità, sostenendo che la consapevolezza dei rischi corsi è la miglior forma di tutela anche per l’impresa. Nel suo intervento ha ricordato un progetto sperimentato in un’azienda del territorio, realizzato grazie all’accordo fra imprenditori e sindacati, che testato l’impiego delle tecnologie ICT e della sensoristica per sollecitare i lavoratori all’uso corretto dei presidi di sicurezza: se non correttamente indossati dagli operatori al passaggio sotto i portali, suonava un allarme in officina. Ha inoltre sottolineato l’importanza delle attività di sensibilizzazione sulla sicurezza in tutti gli aspetti della vita, non solo professionale, da proporre alle scuole, alle prossime leve di lavoratori.
Il video dell'intervento conclusivo di Pierluigi Stefanini (guarda su Facebook)
Le foto dell'evento
Strumenti per capire e utilizzare meglio le polizze
Come funzionano le polizze malattia? Cos'è l'RC professionale? Perché dovrei fare una pensione integrativa?
Districarsi tra le diverse tipologie di polizze assicurative non sempre è facile. Tra i tanti prodotti disponibili è importante capire qual'è quello più adatto alle nostre personali esigenze. È per questo che Unipol mette a disposizione uno strumento per capire e utilizzare meglio le polizze. Approfondimenti scritti e video che utilizzano un linguaggi chiaro e semplice per capire come proteggere al meglio noi, le nostre famiglie, la nostra casa, le nostre attività
Ecco il link "Gli strumenti per capire e utilizzare meglio le polizze"
Nuova vita agli spazi abbandonati con il bando culturability di Fondazione Unipolis
400 mila euro per progetti culturali e sociali innovativi
che rigenerano vuoti urbani, ex siti industriali, edifici degradati
La call è aperta dal 15 febbraio al 15 aprile
Al via la terza edizione del bando culturability promosso da Fondazione Unipolis: 400 mila euro per progetti culturali e sociali innovativi che rigenerano e danno nuova vita a spazi, edifici, ex siti industriali, abbandonati o in fase di transizione. Cultura, innovazione e coesione sociale, collaborazione, sostenibilità economica, occupazione giovanile: questi gli ingredienti richiesti per riempire di creatività questi vuoti e restituirli alle comunità.
La call “culturability – rigenerare spazi da condividere” è aperta dal 15 febbraio al 15 aprile 2016. Al bando possono partecipare organizzazioni no profit, imprese private che operano in campo culturale ricercando un impatto sociale e team informali con prevalenza di under 35. I progetti dovranno essere inviati online tramite il sito www.culturability.org.
Fra le proposte pervenute, ne saranno selezionate 15 che avranno l’opportunità di partecipare a un percorso di formazione nei mesi di giugno e luglio. Tra queste, a settembre una Commissione di Valutazione selezionerà i 5 progetti finalisti che riceveranno 50 mila euro ciascuno e continueranno l’attività di mentoring. Gli altri 150 mila euro saranno utilizzati per realizzare le attività di formazione e accompagnamento per l’empowerment dei team, rimborsi spese per partecipare ai programmi di supporto.
Sin dalla sua prima edizione, il bando culturability ha sostenuto progetti di innovazione culturale con un impatto sociale promossi dai giovani. Quest’anno Fondazione Unipolis ha scelto di indirizzare il bando specificamente a iniziative di rigenerazione, con l’obiettivo di intercettare proposte rappresentative di un nuovo modo di produrre e fruire cultura nei diversi territori del Paese. Negli ultimi anni sono cresciute anche in Italia le esperienze di rigenerazione urbana. Progettualità differenti che vanno dal recupero di edifici abbandonati a percorsi di rivitalizzazione di quartieri periferici, passando per il riuso di spazi sottoutilizzati. In molte di queste esperienze, la cultura rappresenta il punto di partenza per avviare progettualità dal forte impatto sociale, che nascano dal basso all’insegna di processi di collaborazione e co-progettazione tra cittadini, organizzazioni private e istituzioni pubbliche. All’origine, c’è la disponibilità di edifici inutilizzati (oltre sei milioni quelli mappati), ma anche la diffusione di nuove logiche di sostenibilità e partecipazione territoriale. Attraverso il bando culturability, Fondazione Unipolis intende contribuire a far emergere e sostenere queste progettualità.
Il video che racconta il bando
https://vimeo.com/155157544
Intervista a Franco Pellino AD di Unisind

Il 18 Febbraio prossimo avete organizzato un incontro dal titolo "Promuovere la cultura della Prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro" . Perché avete scelto questo tema?
Nel 2016 vorremmo proporre un ciclo di incontri con tematiche relative al lavoro dipendente. Siamo partiti dalla sicurezza perché noi offriamo dei prodotti assicurativi che tutelano il patrimonio del lavoratore ma la migliore tutela della salute è la sicurezza sul lavoro.
Cosa si può fare per aumentare la sicurezza sul lavoro?
Il 18 ne parleremo in maniera approfondita con diversi esperti. Personalmente penso che sia importante puntare, anche con l’aiuto dei sindacati, sulla prevenzione e soprattutto sulla formazione, sia degli imprenditori che dei lavoratori. È solo attraverso la formazione che si ottiene la consapevolezza del rischio.
Promuovere la cultura della Prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro
PROMUOVERE LA CULTURA DELLA PREVENZIONE
PER LA SICUREZZA NEI LUOGHI DI LAVORO
Quanto è importante diffondere la cultura della prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro? Se ne parlerà al convegno che si svolgerò a Torino il prossimo 18 Febbraio 2016
Ecco il programma.
TORINO, 18 FEBBRAIO 2016
SALONE DELLE “E” - GRUPPO ABELE, CORSO TRAPANI 95
16:30 Welcome coffee e registrazione dei partecipanti
16:45 SALUTO DI BENVENUTO
Don Luigi Ciotti, Presidente Libera
17:00 APERTURA DEI LAVORI
Mauro Casucci, Presidente Unisind
17:15 TAVOLA ROTONDA
Enrica Valfré, Segretario generale Cgil Torino
Domenico Lo Bianco, Segretario generale Cisl Torino Canavese Gianni Cortese, Segretario generale Uil Piemonte e Torino Paolo Alberti, Segretario CNA Torino
RobertoRinaldi, ServiziosindacaleUnioneIndustrialiTorino Nanni Tosco, Consiglio Indirizzo e Vigilanza INAIL
Francesco Brizio, Consigliere delegato Città Metropolitana di Torino e Sindaco di Ciriè
MODERA Annalisa Magone, giornalista e presidente Torino Nord Ovest
Durante l’incontro sarà proiettato il video Sicuri per mestiere sulla costruzione della Torre Unifimm a Bologna, best practice di cantiere a incidenti zero. Commenterà il progetto Paolo Zaccarelli, Direttore Risorse Umane CMB
19:00 CONCLUDE I LAVORI
Pierluigi Stefanini, Presidente Unipol Gruppo

Intervento Alessandro Meozzi – 5° Assemblea Nazionale
INTERVENTO DI ALESSANDRO MEOZZI
PRESIDENTE CRU UNIPOL – UMBRIA
La tutela della salute rappresenta uno degli elementi cardine del patto sociale che lega i cittadini alla propria comunità. Questo tema, centrale nella vita delle persone, un diritto nella nostra cultura, è al centro del dibattito pubblico, politico e sociale nelle diverse aree del pianeta, sia nei paesi di più antica industrializzazione sia in quelli in rapido sviluppo.
In seguito alla crisi finanziaria ed economica del 2008 si è aperto, a livello globale, un confronto sulla sostenibilità sia dei sistemi di welfare pubblici – nei paesi come l’Italia, in cui c’è una copertura generalizzata dei cittadini) e nei paesi in cui il sistema sanitario è fondato sullo schema di assicurazioni private come avviene negli Stati Uniti.
In Italia a partire dal 2010 sono stati avviati programmi di contenimento della spesa pubblica che hanno interessato anche il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale, stimolando la riorganizzazione dei diversi sistemi regionali verso l’efficienza dei modelli gestionali e il generale contenimento dei costi.
La riduzione delle fonti di finanziamento pubbliche unite alle trasformazioni demografiche ed epidemiologiche della popolazione stanno promuovendo ovunque processi di riorganizzazione.
Ciò che è accaduto anche in Umbria.
L’Umbria invecchia, ma ha una forte economia sociale
Le determinanti della domanda di salute e di welfare sono riconducibili ai cambiamenti demografici, socioeconomici, epidemiologici nonché a tutti quegli elementi di natura valoriale, etica e culturale che influenzano i comportamenti e gli stili di vita dei cittadini.
Il primo e più rilevante cambiamento è legato alla trasformazione demografica. In Italia nel periodo 2001-2011 è significativamente aumentata la popolazione anziana (in 10 anni gli over 65 sono passati da 10,6 a 12,4 milioni) e questo trend non è certo destinato a indebolirsi.
Se prendiamo in considerazione l’indice di vecchiaia della popolazione (il rapporto tra chi ha più di 65 anni e chi ne ha meno di 15 anni) vediamo che l’Umbria è una delle regioni del paese in cui tale indice assume valori più elevati. Ne consegue una deduzione semplice: anche in chiave prospettica, il tema della domanda di salute della popolazione anziana sarà in Umbria, più che in altre regioni, centrale per le future politiche sanitarie e socio sanitarie regionali.
A queste trasformazioni si aggiungono i cambiamenti dovuti all’effetto della crisi sul benessere delle famiglie. Come ha mostrato l’Istat, nel paese cresce la percentuale di famiglie
- che si trovano in una condizione di povertà assoluta (quasi il 6% - dati del 2011)
- che si trovano in una situazione di grave deprivazione familiare (11% nel 2011, ma erano il 7% nel 2010)
- che si trova a rischio di povertà (20%)
Intanto anche la struttura delle famiglie si trasforma: crescono le monoparentali e le persone anziane sole. In un decennio, fra il 2002 e il 2011, il numero medio di componenti delle famiglie è sceso mentre il numero di persone che vivono sole è passato da 5,5 milioni a oltre 7 milioni (e 3,5 milioni hanno più di 65 anni).
Il ruolo della cooperazione sociale
Una delle principali componenti del sistema di welfare regionale umbro è costituito dalla cooperazione sociale che fornisce servizi socio-assistenziali e svolge attività di inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
In Umbria, la cooperazione sociale ha da sempre assunto un ruolo determinante nella costruzione dei sistemi locali di welfare. Fin dagli anni settanta, le cooperative sociali hanno mostrato elevate capacità di captare, interpretare e soddisfare i bisogni sociali provenienti dalle comunità territoriali, spesso anticipando le politiche attuate dai soggetti pubblici.
L’Umbria è una delle regioni italiane in cui la cooperazione sociale è maggiormente diffusa e tale rilevanza emerge soprattutto in termini occupazionali.
Se consideriamo la capacità di creare occupazione delle cooperative sociali rispetto a quella più generale del settore non profit, l’Umbria risulta addirittura la prima regione in Italia.
Sono dati che mostrano con evidenza il peso e il ruolo assunto nel tempo dalle cooperative sociali in Umbria, risultato del percorso storico di costituzione e di affermazione della cooperazione sociale in questa regione.
Proposte e prospettive
Partendo da questo quadro vorrei provare a ragionare un momento sul ruolo che la cooperazione potrà avere nei prossimi anni, e sul contributo che potrà dare al processo di riforma del sistema di welfare – nella nostra regione e forse in Italia.
Abbiamo visto prima i due fattori principali che modificheranno profondamente (stanno già modificando) l’accesso al sistema sanitario pubblico, dunque il diritto alla salute: il fattore demografico e il fattore risorse.
In tema di sanità, saranno forti in futuro le spinte a recuperare adeguati livelli di efficienza dei sistemi sanitari regionali, riducendo sprechi ed inefficienze. Ma la riduzione degli sprechi sarà per l’Umbria attività più complessa che altrove.
Diverse fonti e ricerche indipendenti riconoscono al sistema sanitario della nostra regione un primato in termini di efficienza della spesa sanitaria e qualità dell’offerta.
Per queste ragioni, con molta probabilità, il percorso di riorganizzazione richiesto dovrà introdurre delle innovazioni “di modello”, valorizzando anche il ruolo delle cooperative sociali.
Il fattore cooperazione, appunto, che aggiungiamo con valenza positiva ai due sopra menzionati.
In Umbria, la cooperazione sociale particolarmente presente nelle attività di addestramento, avviamento professionale e inserimento lavorativo – meno nei settori tradizionali dell’assistenza sociale e della sanità.
Disponiamo per così dire di una ridondanza di risorse imprenditoriali, rappresentata dalle cooperative, che potrebbero svolgere un ruolo opportuno per la ridefinizione di un nuovo sistema di welfare regionale.
Il contributo che si può dare lavora su più assi:
più flessibilità dell’offerta di servizi sanitari e socio-sanitari, attraverso un processo di de-istituzionalizzazione della risposta ai bisogni delle persone anziane e non autosufficienti;
più appropriatezza degli interventi a favore delle persone anziane e non autosufficienti, potenziando in tempi brevi la rete di servizi territoriali sanitari e socio-sanitari;
più investimenti per innovare la rete di servizi socio-sanitari già esistente, con particolare attenzione ai servizi alle strutture residenziali e semi-residenziali per le persone con disabilità fisiche e psichiche.
Nuove forme di cooperazione focalizzata sul coinvolgimento dei cittadini e degli utenti potranno modificare dal basso il sistema di welfare regionale, magari attraverso forme di coproduzione dei servizi per rimettere al centro delle politiche e dei servizi le biografie delle persone.
Oggi, sotto il peso della crisi, i servizi sociali e sanitari sono sempre più spesso burocratici, a volte inefficaci e disumanizzati.
Per fare questo però sono necessarie politiche di capacitazione della cooperazione, in primo logo sociale, per creare il contesto culturale, organizzativo ed amministrativo utile ad aprire una nuova stagione di collaborazione tra attori pubblici e privati.
Intervento Graziano Di Costanzo – 5° Assemblea Nazionale
INTERVENTO DI GRAZIANO DI COSTANZO
PRESIDENTE CRU UNIPOL – ABRUZZO
Il tema che mi è stato ASSEGNATO è molto importante ed impegnativo. Infatti parlare di “lavoro” in un momento di crisi e di difficoltà come quello che stiamo vivendo, non è affatto semplice e vorrei evitare di ripetere le solite cose ovvie o banali. Perciò nel pochissimo tempo a disposizione vorrei partire da una prospettiva diversa.
Nell’immaginario collettivo siamo abituati ad associare la parola “lavoro” all’aggettivo dipendente così come spesso ci viene rappresentato nella maggior parte dei media. Ecco, innanzitutto vorrei sfatare questo luogo comune; lavoro è anche quello cosiddetto “autonomo e professionale” e lavoratori sono anche quelle migliaia di persone che pur non avendo dipendenti, contribuiscono con la loro attività a creare benessere e ricchezza per loro e per le loro famiglie. Un esempio concreto? In Abruzzo, l’Artigianato conta 74.000 addetti, 30.000 sono lavoratori dipendenti, 32.000 gli artigiani veri e propri e 12.000 sono i soci e i collaboratori familiari che operano direttamente nell’azienda. Se vogliamo allargare il discorso a tutti gli occupati della mia Regione, vediamo che su 467.000 addetti complessivi (dato riferito al 30.09.15), i dipendenti veri e propri sono di poco superiori alle 300.000 unità, mentre tutti gli altri sono artigiani, commercianti, agricoltori, liberi professionisti e lavoratori autonomi più in generale, che con il loro impegno e la loro attività contribuiscono, insieme ai loro collaboratori, alla crescita, allo sviluppo ed al benessere dell’intero Abruzzo.
Questo ragionamento mi porta ad affrontare il secondo argomento di questo mio intervento che è quello della crisi. E’ vero, si avvertono timidi segnali di ripresa, forse comincia a vedersi un po’ di luce in fondo al tunnel, e guai a noi a non guardare con positività e speranza a questi segnali, ma in Abruzzo la crisi sta ancora mordendo forte verso quel mondo che vi ho appena descritto. Da noi, in realtà una piccola ripresa c’è stata, ma ha riguardato finora le aziende più strutturate, quelle di maggiori dimensioni. E non lo dico io ma tutti gli indicatori economici che brevemente ma significativamente di seguito vi descrivo: Per quanto riguarda il Credito nel primo semestre del 2015 c’è stata una ripresa degli impieghi che sono aumentati di 254 milioni di euro a favore delle imprese. Se andiamo a guardare meglio però ci accorgiamo che il dato è cosi composto; +261 milioni alle imprese più grandi e -7 milioni alle microimprese. Stesso discorso per l’occupazione; al 30 settembre del 2015 il dato segnava -35.000 occupati rispetto al 1 gennaio dello stesso anno e la quasi totalità del segno negativo stava nel terziario, (- 29.000 occupati) settore costituito tradizionalmente da imprese di micro dimensioni. In questo caso l’Abruzzo si collocava all’ultimo posto delle regioni italiane con un -6,9% a fronte del dato nazionale che segnava un +1,2%. Infine l’export, dove nel primo semestre dell’anno scorso, nonostante un timido segnale positivo di +0,7% decisamente misero rispetto al +5% dell’Italia, a farla da padrone è stato il settore dell’automotive (quasi il 50% dell’intero valore dell’export regionale) rappresentato da aziende di grandi dimensioni di origine esogena rispetto all’Abruzzo. E anche qui le aziende di minori dimensioni hanno decisamente segnato il passo.
E così arrivo al terzo argomento che si inserisce bene a mio avviso in quello che è il filo conduttore di questo incontro di oggi “NESSUNO DEVE ESSERE LASCIATO SOLO”. Il mondo del lavoro autonomo e della microimpresa, che dà lavoro ricordiamolo a oltre il 50% di tutti gli occupati del nostro Paese, rischia davvero di perdere ulteriore terreno e di sentirsi ancora più solo rispetto ad un contesto economico che non lo aiuta; ad istituzioni e apparati burocratici che percepisce ormai sempre più ostili se non lontane dai suoi bisogni e incapaci di essere minimamente risolutori dei suoi problemi. E quì sta, a mio avviso, la grande opportunità di questa mattina. Opportunità dettata, naturalmente, dalla possibilità che un grande operatore assicurativo/bancario della levatura di Unipolsai possa diventare, più che continuare ad essere, un partner concreto e affidabile per il nostro mondo. Un partner cioè in grado di mettere in campo servizi e prodotti specifici per le imprese che le renda più competitive sul mercato e le aiuti, davvero, a superare questo momento di difficoltà. L’approccio però deve essere quello giusto e cioè dare valore, per esempio, alle grandi convenzioni nazionali, perché deve essere quello il livello in cui svolgere la relazione principale, ma poi bisogna far vivere gli accordi sul territorio perché invece, è dalla qualità e intensità delle relazioni tra le persone nei territori che dipenderà il successo del rapporto.
Vedete io sono Presidente del CRU Abruzzo da 3 anni, ma da tanti anni sono componente di questo organismo e mi sono convinto che questa relazione, così antica e così moderna nello stesso tempo, rimarrà vincente se saprà coniugare sempre più la sua parte sociale e istituzionale con quella economica e di mercato. E’ stata questa, sicuramente, una delle chiavi del successo di Unipol, che la nuova Unipolsai deve continuare a considerare strategica, con intelligenza e lungimiranza. I documenti preparatori che ho letto mi sembra vadano in questa direzione e mi auguro che i lavori e i contributi di tutti noi questa mattina ne diano un’ulteriore conferma.





































