Welfare Italia 2026

Welfare, Italia: presentato il Rapporto 2026 del Think Tank


20 Ottobre 2026|11 Minuti

Si è tenuto oggi a Roma, presso le Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, il Forum “Welfare, Italia”, dal titolo “Il welfare in Italia e in Europa tra valore identitario e fattori di crescita”. In occasione dell’evento è stato presentato il Rapporto 2026 del Think Tank “Welfare, Italia”, iniziativa promossa da Unipol in collaborazione con TEHA Group, con il contributo di un Comitato Scientifico presieduto da Giuseppe Guzzetti e composto da Giuseppe Curigliano, Veronica De Romanis e Stefano Scarpetta.

In un contesto caratterizzato da una crescente pressione demografica, vincoli di finanza pubblica e profonde trasformazioni tecnologiche, il welfare assume un ruolo strategico, come leva di sviluppo, occupazione e crescita.

Il Rapporto delinea una visione del welfare che coniuga sostenibilità del sistema ed equità intergenerazionale. Da un lato, l’aumento della longevità richiede maggiori risorse, nuovi modelli di assistenza e servizi capaci di promuovere salute, autonomia e partecipazione attiva; dall’altro, il sostegno alle nuove generazioni passa attraverso investimenti in formazione, competenze, occupazione e autonomia economica e personale. Due sfide complementari, che richiedono strategie integrate per trasformare il cambiamento demografico in un’opportunità di sviluppo per il Paese.

Nel 2025, la spesa per il welfare raggiunge 692,8 miliardi di Euro, pari al 60,0% della spesa pubblica nazionale: un valore record, con una composizione ancora fortemente orientata alla previdenza. Nel 2037 potrebbe superare i mille miliardi

In particolare, la previdenza assorbe il 49,5% della spesa in welfare, confermandosi la componente principale di spesa. Nel confronto europeo, l’Italia registra un’incidenza della spesa previdenziale sul PIL del 16,3%, superiore alla media dell’Eurozona (12,5%), mentre le risorse destinate a sanità (6,6%), politiche sociali (4,8%) e istruzione (4,0%) risultano inferiori alle rispettive medie dell’Eurozona (7,4%, 7,3% e 4,6%).

Secondo le stime del Think Tank, nel 2026 la spesa pubblica in welfare raggiungerà circa 715 miliardi di euro. Le proiezioni basate sulle dinamiche di crescita dell’ultimo decennio indicano che, se tali tendenze dovessero proseguire, la spesa potrebbe superare il trilione di euro già nel 2037, attestandosi a 1.028,6 miliardi, fino a raggiungere 1.591,9 miliardi nel 2050. Una traiettoria che pone al centro la sostenibilità finanziaria di lungo periodo del sistema e la necessità di conciliare l’aumento dei bisogni sociali con un utilizzo più efficiente ed equilibrato delle risorse.

Pressione demografica in aumento: nascite ai minimi storici (355mila nel 2025) e minore disponibilità di forza lavoro

Nel 2025, la popolazione italiana si è attestata a 58,9 milioni di abitanti, con le nascite scese al minimo storico di 355mila, a fronte di circa 652mila decessi e un saldo naturale negativo di 297mila persone. Le prospettive demografiche indicano una progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa, stimata in 3,6 milioni di persone entro il 2040 e 6 milioni entro il 2050. A parità delle altre condizioni, questa dinamica potrebbe comportare una contrazione potenziale del PIL del 6,4% nel 2040 e del 10,7% nel 2050, rispetto ai livelli del 2025.

Il Rapporto richiama quindi l’urgenza di sostenere la natalità, aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e investire nella valorizzazione del capitale umano, per contrastare gli effetti economici e sociali del declino demografico. A queste sfide si aggiunge la trasformazione della struttura familiare: tra il 2016 e il 2025, le coppie con figli sono passate da 33 a 27 ogni 100 famiglie (-18%), mentre i nuclei monogenitoriali con figli sono aumentati del 10%. Cambiamenti che rendono necessario adeguare le politiche familiari e i servizi di welfare a bisogni sempre più diversificati.

Disuguaglianze sociali e divari territoriali persistenti con una minore disponibilità di servizi di welfare proprio nei territori con i maggiori bisogni

Nel Mezzogiorno, alla maggiore vulnerabilità sociale ed economica si accompagna una minore disponibilità di servizi di welfare: l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia si attesta a 19,3 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, rispetto ai 37,9 del Nord e ai 40,4 del Centro. Anche la spesa comunale per interventi e servizi sociali evidenzia un divario significativo, con 111 euro pro capite nel Mezzogiorno, contro i 185 euro del Nord. Un quadro che richiama l’urgenza di ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire un accesso più equo ai servizi e alle prestazioni di welfare, rafforzando la capacità di risposta nei territori più vulnerabili.

Intelligenza Artificiale e competenze: nuove opportunità per aumentare la produttività e migliorare la qualità dei servizi di welfare, ma resta prioritario colmare i divari formativi

L’Intelligenza Artificiale rappresenta una leva strategica per migliorare l’efficacia, la produttività e la sostenibilità dei servizi di welfare, con guadagni potenziali di produttività del 19,6% nella sanità e del 21,9% nell’istruzione. Per cogliere queste opportunità, l’Italia deve tuttavia colmare i ritardi nella formazione e nello sviluppo delle competenze: il 37% degli adulti presenta bassi livelli di alfabetizzazione, soltanto il 10,8% partecipa ad attività di formazione continua e il 54% possiede competenze digitali almeno di base. Un quadro che evidenzia l’urgenza di rafforzare gli investimenti nel capitale umano e nella riqualificazione della forza lavoro, per tradurre il potenziale dell’Intelligenza Artificiale in benefici concreti per cittadini, lavoratori e sistema di welfare.

Il welfare è un pilastro dell’identità sociale dell’Italia e dell’Europa e un motore di crescita economica per il Paese

Il welfare rappresenta uno dei pilastri dell’identità sociale dell’Italia e dell’Europa, fondato sui principi di solidarietà, tutela della persona e condivisione dei rischi lungo l’intero ciclo di vita. Attraverso un sistema di diritti, istituzioni e servizi, contribuisce a garantire protezione e inclusione sociale, promuovendo al contempo sviluppo economico, equità e coesione sociale.

In Italia, il welfare si conferma anche una filiera strategica per l’economia nazionale: nel 2024 ha coinvolto oltre 458mila enti pubblici e privati, profit e non profit, impiegato 5,1 milioni di occupati e generato circa 374 miliardi di euro di valore della produzione. Rispetto al 2023, sulla base dei dati ricalcolati secondo la metodologia aggiornata, la filiera registra una crescita di oltre 13mila enti e 344mila occupati, accompagnata da un incremento del 15% del valore della produzione.

Questi numeri confermano il duplice valore sociale ed economico del welfare: investire nella qualità e nell’accessibilità dei servizi significa rafforzare la protezione e il benessere delle persone, e al contempo sostenere l’occupazione, la competitività e la crescita del Paese.

Il Think Tank “Welfare, Italia” propone due strategie per valorizzare la longevità e sostenere le nuove generazioni, promuovendo salute, autonomia e partecipazione attiva dei senior e rafforzando competenze, opportunità e indipendenza dei giovani

Secondo le stime del Rapporto, la filiera del welfare riferita alla popolazione over-65, genera 130,7 miliardi di Euro di ricavi, 38,5 miliardi di valore aggiunto, coinvolgendo circa 586mila occupati e oltre 173mila imprese. La proposta del Think Tank è riconoscere tale filiera come strategica per la nazione, intervenendo su non autosufficienza, assistenza domiciliare, tecnologie per l’autonomia, prevenzione della fragilità e partecipazione senior.

La filiera del welfare riferita alla popolazione under-35 (c.d. Youth Economy) genera 114,9 miliardi di Euro di ricavi, 40,7 miliardi di valore aggiunto, coinvolgendo quasi 654mila occupati e oltre 163mila imprese. La proposta supportata dal Think Tank è accompagnare i giovani verso formazione, occupazione di qualità e autonomia e trattenere i talenti tramite strategie sul capitale umano.

Il Welfare Italia Index 2026 evidenzia una riduzione dei divari regionali, ma permangono forti differenze nella capacità dei sistemi di welfare di rispondere ai bisogni sociali

Sviluppato dal Think Tank nel 2020, il Welfare Italia Index monitora la capacità di risposta dei sistemi regionali attraverso 22 KPI (Key Performance Indicator), considerando sia la spesa sia i risultati che questa produce negli ambiti delle politiche sociali, della sanità, della previdenza e della formazione.

Nel Welfare Italia Index 2026, l’amministrazione territoriale con il punteggio più elevato resta la P.A. di Trento (83,9 punti), seguita dal Friuli-Venezia Giulia (79,3) e dalla P.A. di Bolzano (77,6). Nella parte inferiore della classifica si collocano Campania (65,8), Calabria (64,7) e Basilicata (64,3). L’edizione 2026 conferma le differenze territoriali, ma evidenzia una riduzione della distanza tra il punteggio più alto e quello più basso: rispetto al 2025, il divario diminuisce circa del 3,4%, raggiungendo 19,6 punti.

Il Forum è stato aperto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e moderato da Antonio Polito (Editorialista e Vicedirettore, Corriere della Sera). Il Forum è stato patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

(fonte foto di copertina: canale X The European House – Ambrosetti


Welfare, Italia: presentato il Rapporto 2026 del Think Tank

Welfare Italia 2026

CRU unipol|20 Ottobre 2026|11 Minuti

Si è tenuto oggi a Roma, presso le Corsie Sistine di Santo Spirito in Sassia, il Forum “Welfare, Italia”, dal titolo “Il welfare in Italia e in Europa tra valore identitario e fattori di crescita”. In occasione dell’evento è stato presentato il Rapporto 2026 del Think Tank “Welfare, Italia”, iniziativa promossa da Unipol in collaborazione con TEHA Group, con il contributo di un Comitato Scientifico presieduto da Giuseppe Guzzetti e composto da Giuseppe Curigliano, Veronica De Romanis e Stefano Scarpetta.

In un contesto caratterizzato da una crescente pressione demografica, vincoli di finanza pubblica e profonde trasformazioni tecnologiche, il welfare assume un ruolo strategico, come leva di sviluppo, occupazione e crescita.

Il Rapporto delinea una visione del welfare che coniuga sostenibilità del sistema ed equità intergenerazionale. Da un lato, l’aumento della longevità richiede maggiori risorse, nuovi modelli di assistenza e servizi capaci di promuovere salute, autonomia e partecipazione attiva; dall’altro, il sostegno alle nuove generazioni passa attraverso investimenti in formazione, competenze, occupazione e autonomia economica e personale. Due sfide complementari, che richiedono strategie integrate per trasformare il cambiamento demografico in un’opportunità di sviluppo per il Paese.

Nel 2025, la spesa per il welfare raggiunge 692,8 miliardi di Euro, pari al 60,0% della spesa pubblica nazionale: un valore record, con una composizione ancora fortemente orientata alla previdenza. Nel 2037 potrebbe superare i mille miliardi

In particolare, la previdenza assorbe il 49,5% della spesa in welfare, confermandosi la componente principale di spesa. Nel confronto europeo, l’Italia registra un’incidenza della spesa previdenziale sul PIL del 16,3%, superiore alla media dell’Eurozona (12,5%), mentre le risorse destinate a sanità (6,6%), politiche sociali (4,8%) e istruzione (4,0%) risultano inferiori alle rispettive medie dell’Eurozona (7,4%, 7,3% e 4,6%).

Secondo le stime del Think Tank, nel 2026 la spesa pubblica in welfare raggiungerà circa 715 miliardi di euro. Le proiezioni basate sulle dinamiche di crescita dell’ultimo decennio indicano che, se tali tendenze dovessero proseguire, la spesa potrebbe superare il trilione di euro già nel 2037, attestandosi a 1.028,6 miliardi, fino a raggiungere 1.591,9 miliardi nel 2050. Una traiettoria che pone al centro la sostenibilità finanziaria di lungo periodo del sistema e la necessità di conciliare l’aumento dei bisogni sociali con un utilizzo più efficiente ed equilibrato delle risorse.

Pressione demografica in aumento: nascite ai minimi storici (355mila nel 2025) e minore disponibilità di forza lavoro

Nel 2025, la popolazione italiana si è attestata a 58,9 milioni di abitanti, con le nascite scese al minimo storico di 355mila, a fronte di circa 652mila decessi e un saldo naturale negativo di 297mila persone. Le prospettive demografiche indicano una progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa, stimata in 3,6 milioni di persone entro il 2040 e 6 milioni entro il 2050. A parità delle altre condizioni, questa dinamica potrebbe comportare una contrazione potenziale del PIL del 6,4% nel 2040 e del 10,7% nel 2050, rispetto ai livelli del 2025.

Il Rapporto richiama quindi l’urgenza di sostenere la natalità, aumentare la partecipazione al mercato del lavoro e investire nella valorizzazione del capitale umano, per contrastare gli effetti economici e sociali del declino demografico. A queste sfide si aggiunge la trasformazione della struttura familiare: tra il 2016 e il 2025, le coppie con figli sono passate da 33 a 27 ogni 100 famiglie (-18%), mentre i nuclei monogenitoriali con figli sono aumentati del 10%. Cambiamenti che rendono necessario adeguare le politiche familiari e i servizi di welfare a bisogni sempre più diversificati.

Disuguaglianze sociali e divari territoriali persistenti con una minore disponibilità di servizi di welfare proprio nei territori con i maggiori bisogni

Nel Mezzogiorno, alla maggiore vulnerabilità sociale ed economica si accompagna una minore disponibilità di servizi di welfare: l’offerta di servizi educativi per la prima infanzia si attesta a 19,3 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni, rispetto ai 37,9 del Nord e ai 40,4 del Centro. Anche la spesa comunale per interventi e servizi sociali evidenzia un divario significativo, con 111 euro pro capite nel Mezzogiorno, contro i 185 euro del Nord. Un quadro che richiama l’urgenza di ridurre le disuguaglianze territoriali e garantire un accesso più equo ai servizi e alle prestazioni di welfare, rafforzando la capacità di risposta nei territori più vulnerabili.

Intelligenza Artificiale e competenze: nuove opportunità per aumentare la produttività e migliorare la qualità dei servizi di welfare, ma resta prioritario colmare i divari formativi

L’Intelligenza Artificiale rappresenta una leva strategica per migliorare l’efficacia, la produttività e la sostenibilità dei servizi di welfare, con guadagni potenziali di produttività del 19,6% nella sanità e del 21,9% nell’istruzione. Per cogliere queste opportunità, l’Italia deve tuttavia colmare i ritardi nella formazione e nello sviluppo delle competenze: il 37% degli adulti presenta bassi livelli di alfabetizzazione, soltanto il 10,8% partecipa ad attività di formazione continua e il 54% possiede competenze digitali almeno di base. Un quadro che evidenzia l’urgenza di rafforzare gli investimenti nel capitale umano e nella riqualificazione della forza lavoro, per tradurre il potenziale dell’Intelligenza Artificiale in benefici concreti per cittadini, lavoratori e sistema di welfare.

Il welfare è un pilastro dell’identità sociale dell’Italia e dell’Europa e un motore di crescita economica per il Paese

Il welfare rappresenta uno dei pilastri dell’identità sociale dell’Italia e dell’Europa, fondato sui principi di solidarietà, tutela della persona e condivisione dei rischi lungo l’intero ciclo di vita. Attraverso un sistema di diritti, istituzioni e servizi, contribuisce a garantire protezione e inclusione sociale, promuovendo al contempo sviluppo economico, equità e coesione sociale.

In Italia, il welfare si conferma anche una filiera strategica per l’economia nazionale: nel 2024 ha coinvolto oltre 458mila enti pubblici e privati, profit e non profit, impiegato 5,1 milioni di occupati e generato circa 374 miliardi di euro di valore della produzione. Rispetto al 2023, sulla base dei dati ricalcolati secondo la metodologia aggiornata, la filiera registra una crescita di oltre 13mila enti e 344mila occupati, accompagnata da un incremento del 15% del valore della produzione.

Questi numeri confermano il duplice valore sociale ed economico del welfare: investire nella qualità e nell’accessibilità dei servizi significa rafforzare la protezione e il benessere delle persone, e al contempo sostenere l’occupazione, la competitività e la crescita del Paese.

Il Think Tank “Welfare, Italia” propone due strategie per valorizzare la longevità e sostenere le nuove generazioni, promuovendo salute, autonomia e partecipazione attiva dei senior e rafforzando competenze, opportunità e indipendenza dei giovani

Secondo le stime del Rapporto, la filiera del welfare riferita alla popolazione over-65, genera 130,7 miliardi di Euro di ricavi, 38,5 miliardi di valore aggiunto, coinvolgendo circa 586mila occupati e oltre 173mila imprese. La proposta del Think Tank è riconoscere tale filiera come strategica per la nazione, intervenendo su non autosufficienza, assistenza domiciliare, tecnologie per l’autonomia, prevenzione della fragilità e partecipazione senior.

La filiera del welfare riferita alla popolazione under-35 (c.d. Youth Economy) genera 114,9 miliardi di Euro di ricavi, 40,7 miliardi di valore aggiunto, coinvolgendo quasi 654mila occupati e oltre 163mila imprese. La proposta supportata dal Think Tank è accompagnare i giovani verso formazione, occupazione di qualità e autonomia e trattenere i talenti tramite strategie sul capitale umano.

Il Welfare Italia Index 2026 evidenzia una riduzione dei divari regionali, ma permangono forti differenze nella capacità dei sistemi di welfare di rispondere ai bisogni sociali

Sviluppato dal Think Tank nel 2020, il Welfare Italia Index monitora la capacità di risposta dei sistemi regionali attraverso 22 KPI (Key Performance Indicator), considerando sia la spesa sia i risultati che questa produce negli ambiti delle politiche sociali, della sanità, della previdenza e della formazione.

Nel Welfare Italia Index 2026, l’amministrazione territoriale con il punteggio più elevato resta la P.A. di Trento (83,9 punti), seguita dal Friuli-Venezia Giulia (79,3) e dalla P.A. di Bolzano (77,6). Nella parte inferiore della classifica si collocano Campania (65,8), Calabria (64,7) e Basilicata (64,3). L’edizione 2026 conferma le differenze territoriali, ma evidenzia una riduzione della distanza tra il punteggio più alto e quello più basso: rispetto al 2025, il divario diminuisce circa del 3,4%, raggiungendo 19,6 punti.

Il Forum è stato aperto dal messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e moderato da Antonio Polito (Editorialista e Vicedirettore, Corriere della Sera). Il Forum è stato patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

(fonte foto di copertina: canale X The European House – Ambrosetti


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