INTERVENTO DI MASSIMO BIAGIONI

DIRETTORE CONFESERCENTI TOSCANA

PRESIDENTE CRU UNIPOL – TOSCANA

 

Ringrazio Unipol per l’opportunità che ci offre di un confronto significativo.

Proprio perché significativo, leggo per non prendere troppo tempo condensando una serie di questioni importanti per noi nella prospettiva “territorio”, tema in cui mi devo attenere.
Abbiamo capito subito la direzione: la versione “Benuzzi 2.0” che si muove a suo agio tra hastag e inglese è il segno inconfondibile di un mondo che cambia si adegua e si cimenta nel guidare la crescita!
Questa assemblea anticipa la nuova stagione delle Convenzioni e la fase della fusione in un unico marchio, con un numero straordinario di attori che agiranno nel medesimo palcoscenico.
L’ampliamento e la messa a regime di tutti questi rivoli che confluiranno in un unico grande canale, renderà inevitabilmente “contraddittorio” il senso dei CRU, il loro ruolo nei confronti del complesso delle agenzie, il ruolo delle tradizionali organizzazioni socie; si dovrà arrivare a una realtà diversa segnata dal mercato in generale, e quindi al rapporto con altri interlocutori, altri enti, altre associazioni, oggettivamente competitor di noi, le sette realtà “tipiche e igp”.
Da anni lavoriamo per tessere una collaborazione sempre più fattiva, ma bisogna dire che i rapporti sono stati anche difficili, con contraddizioni e disinteresse reciproci, con forzature unilaterali, anche incomprensibili, e con l’emersione sorprendente di decisioni che non hanno aiutato.
Il rapporto è rimasto saldo, puntando a realizzare nel CRU una camera di compensazione dove far confrontare domanda e offerta, diciamo così, tra portatori di interessi e compagnia, per giungere a soddisfazione e utilità reciproca.
Questo cammino ha incontrato sottovalutazioni e superficialità sgradevoli, come apprendere che per i dipendenti Unipol Banca sono state versate risorse a un fondo interprofessionale di altre organizzazioni non socie, così come non ha aiutato l’esistenza di Convenzioni locali (dalla Croce Rossa di Greve alla famigerata ALE) con contenuti assai migliorativi rispetto a quelle stabilite per i nostri soci, che si sono trovati penalizzati, così come non ha aiutato la soluzione di questioni di dettaglio, ma importanti per chi ha necessità, come balneari, edicole, agenti immobiliari), nonostante la disponibilità che il nostro riferimento diretto non ha mai fatto mancare, anzi, intervenendo direttamente laddove era possibile.
Non hanno aiutato soprattutto chi si era spinto più avanti, cioè chi crede e credeva nei CRU. Vi chiederei maggiore attenzione nei nostri confronti.
Non possiamo essere così fuori dal mondo per non pensare che nel processo di ampliamento non ci possano essere fibrillazioni e difficoltà, però la domanda di cosa significherà il rapporto con le organizzazioni socie e quali condizioni ci saranno, credo sia legittima.
Del resto l’espansione è missione prioritaria per un grande gruppo come questo, destinato come ovvio a subire la concorrenza da parte di piccoli ma agili incursori che cercheranno di intercettare qualche spazio.
Sono consapevole fino al punto di aver contribuito a favorire rapporti positivi con soggetti regionali (con cui sarà possibile siglare un accordo al rinnovo delle convenzioni) e con opinion leader, cercando di svolgere la funzione CRU a cui sono stato designato.
Ma resta quell’interrogativo: lavoreremo per il Re di Prussia?
Il vento non si ferma con le mani; magari ricordarsi di tutta la strada che abbiamo fatto insieme male non farebbe, evitando di guardare solo gli ultimi due passaggi che hanno portato al gol, ma seguendo l’azione fin dall’inizio.
Le organizzazioni socie devono dimostrare di essere un valore aggiunto e di veicolare verso gli obiettivi condivisi quote della propria rappresentanza, ragionando sui risultati di raggiunti. Però occorre dotarsi di strumenti di lettura sobri e seri, altrimenti si possono fornire al gruppo dirigente fotografie sbagliate.
Lo scorso anno la rappresentanza complessiva di Confesercenti, CIA e CNA fu conteggiata in novemila posizioni. Fosse così consiglierei di chiuderle queste convenzioni nazionali, altrimenti rischiate di non riprendere nemmeno i soldi dei rimborsi spese di una riunione. Non saprei dire il motivo tecnico, ma il ragionamento non torna.
Dicevo dell’espansione nel mercato, la crescita e la potenzialità della rete.
Ciò vale doppio, pensando a questo gruppo Unipol “extralarge”, che ha inglobato la forza di un “marchio” di grande appeal come Fondiaria, che neanche la dissennata gestione precedente è riuscita a sporcare. Un marchio che mentalmente persiste nel tessuto culturale oltreché economico e la cui acquisizione è merito di questo gruppo, che ha salvato posti di lavoro, professionalità, redditi, economie e la cui rete non aspetta che di ritrovare nuova energia, prospettiva e una salda direzione.
Questo in Toscana e principalmente a Firenze, significa tante cose, un passato importante, una certa imprenditoria di livello, servizi di qualità, un sacco di risorse e opportunità.
Naturalmente sarà Unipol a decidere che fare, se giocare una certa partita, quali aspetti valorizzare, se considerare Firenze una piazza strategica.
La realtà parla da sola: Unipol in una delle città più significative del mondo rappresenta una importante quota immobiliare, di pregio e di valore. Proviamo a pensare il riverbero che potrebbe esserci nel centro storico, per quanto riguarda la residenza, la ricettività, i negozi, le realtà convegnistiche.
Ha ereditato strutture sanitarie che sono state un valore aggiunto, un anello che collegava molti interessi. Se non rientrano nella missione ci auguriamo che si possa trarre da quell’esperienza valore aggiunto per le politiche sociali e sanitarie a cui giustamente Unipol sta riservando tanta attenzione, evitando il rischio di depauperamento di una ricchezza della città. Anche perché il rapporto pubblico- privato qui richiamato, potrebbe trovare nella Regione, nuove orecchie interessate.
Analogamente è cruciale il ruolo di Unipol nella vicenda Comune-Fiorentina per quanto riguarda lo stadio. Oltre alle passioni, si parla dell’ultima parte di territorio di sviluppo possibile di Firenze, con annesso le implicazioni dell’Aeroporto e del Centro del Mercato.
La Confesercenti che c’entra.
Sapere la direzione, capire la disponibilità, poter contare su Unipol che ha una certa idea sul nuovo insediamento può rivelarsi non secondario per le nostre imprese e per l’intera città. Sempre che dalle parole si arrivi a qualche proposta chiara che tutti aspettano (e non da Unipol).
Si aprono un sacco di varianti, dunque.
Con il CRU abbiamo realizzato numerose iniziative che comunque hanno aggiunto un granellino al lustro del marchio.
La nuova e più estesa rete bisognerebbe fosse coinvolgente, efficiente, efficace e affamata. In grado di essere un pungolo anche per noi. Il passato non deve servire a recriminare, ma a trarre esperienze per costruire e risolvere, se ci sono stati, e ci sono stati, incagli.
Rafforzare le convenzioni “che abbiano un senso”, siglate certo in un quadro nazionale, ma rinviando al livello regionale i contenuti, e al territorio la messa in pratica, territorio dove ogni giorno si misurano necessità e opportunità di imprese e mondo del lavoro. Cominciando a distinguere, e investendo su chi porta risultati, oltre le firme, tra i diversi soggetti, e al loro interno.
Evitare infine che il margine di discrezionalità aziendale e della agenzie, che il mercato solleciterà, possa creare spiacevoli situazioni tipo di un socio che si trovi ad avere una stessa proposta dalla stessa sigla con prezzi diversi. Perché non sarebbe semplice a spiegare.
Come associazione confermiamo la disponibilità a fare la nostra parte, a svolgere un ruolo attivo e improntato allo sviluppo. Prova ne è la presenza in Assicoop che si è irrobustita con l’ingresso dell’associazione di Firenze, e il tentativo di creare forme di collaborazione con la rete degli agenti, con i presupposti citati da Benuzzi nell’intervento: una prospettiva generale condivisa; una sede di confronto vera e non rituale; strumenti adeguati di informazione e di coinvolgimento.
Noi a Firenze e in Toscana ci candidiamo ad essere un banco di prova di questo, con l’impegno a farlo diventare significativo.

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