Questo mattina si è svolto a Torino presso il Campus Einaudi l’evento “Economia Circolare in Piemonte: opportunità, vincoli, buone pratiche”.

L’evento – organizzato da CRU Piemonte con il patrocinio dell’Università degli Studi di Torino – si inserisce all’interno del Festival dello Sviluppo Sostenibile promosso da ASVIS, che ha l’obiettivo di diffondere la cultura della sostenibilità, rendendo lo sviluppo sostenibile un tema di attualità e richiamando così l’attenzione nazionale e locale su problematiche e opportunità connesse al raggiungimento degli SDGs dell’ONU.

Se purtroppo abbiamo abbiamo l’esigenza di cambiare approccio e di ripensare nuovi contenuti da dare allo Sviluppo Sostenibile, perché ciò che è stato fatto non è sufficiente, nell’arco della mattinata sono emersi segnali positivi ed esperienze che vanno nella direzione giusta..

“Bisogna lavorare per una consapevolezza diffusa e una cultura diffusa –  ha spiegato il rettore dell’ateneo, Gianmaria Ajani durante l’apertura dei lavori- perché come università si fa lezione, si formano tecnica e professionalità, ma si modella anche la cittadinanza delle nuove generazioni. ”

Per esempio gli operatori di CNA Federmoda che lavorano con la lana cosiddetta “rustica“: una materia prima per il mondo del tessile che da noi è considerato rifiuto, ottenuta dalla tosatura degli ovini da allevamento, ma che le nostre aziende finiscono poi per “ricomprare” a caro prezzo, una volta che questo prodotto finisce all’estero per vari canali.” Come CNA c’è molto impegno per dare una seconda vita alla lana rustica italiana – ha spiegato Vitaliano Alessio Stefanoni, CNA Federmoda Piemonte – per una moda sostenibile e rispettosa dell’ambiente e del lavoro. Si contano qualcosa come 7 milioni di capi in un’Italia che produce oltre 450 tipi differenti di formaggi. Gli ovini vengono tosati, a seconda delle fasce climatiche, due o tre volte all’anno. Questo produce 8700 tonnellate di rifiuti speciali che gli allevatori dovrebbero mandare in discarica con elevati costi di smaltimento e che in larga misura, invece, diventano altra cosa”. Le ricerche dicono che con questa lana – se mai fosse tutta filata – si potrebbero produrre qualcosa come 14mila vestiti al giorno. “Ma questo invece non accade – prosegue Stefanoni – almeno non in Italia. Il 60% di questa lana viene esportata sottocosto e spesso in modo clandestino in Cina, India e Pakistan per raggirare le normative sullo smaltimento dei rifiuti speciali. Percorre decine di migliaia di chilometri in andata e ritorna in larga misura sui mercati europei sotto forma di prodotti tessili a basso costo e con un impatto negativo sull’ambiente e sulla salute umana”. “Da alcuni anni – conclude – CNA Federmoda è impegnata a divulgare le potenzialità di questa materia prima intorno alla quale è possibile ricostruire filiere di produzione corte e sostenibili che valorizzano le economie locali, specie quelle alpine, contribuendo anche ad evitare lo spopolamento delle borgate di montagna. In Piemonte ci sono maglifici artigiani interessati a trasformare questi filati in maglie, cappelli, guanti, coperte e tappeti”.

Nel mondo edilizio, invece, una delle nuove parole  per fare economia circolare è il Tadelakt, una tecnica decorativa marocchina di Marrakech frutto di un’antichissima tradizione artigiana, che permette di realizzare finiture di grande pregio per bagni, facciate esterne, pareti interne e fontane e che per produrre la calce che serve per realizzare il Tadelakt ricicla molti materiali di scarto. “Mi sono accostato alla tecnica del Tadelakt per la prima volta circa 10 anni fa durante un viaggio in Marocco – ha spiegato Nino Langhitano, di Athena Art e artigiano socio di CNA Piemonte costruzioni -. Da allora sono stato tra i primi in Italia a diffondere e ad organizzare corsi di formazione per insegnare ad usare questa tecnica da parte di altri artigiani e privati”. Per quello che viene definito il “marmo dei poveri”, il calcare si recupera dallo scavo del terreno per costruire; per la cottura si utilizzano le fascine di legna della potatura di ulivi e palme; per colorarla si utilizzano terre naturali; per la protezione della superficie sapone nero fatto con gli scarti per fare l’olio, cera d’api e terpene di limone ricavato dalle bucce. Alcuni elementi d’arredo dei bagni come i lavandini, si realizzano con fibra di canapa e cemento naturale. Per la lavorazione si usano anche sassi di fiume levigati e frattoni in legno di cedro costruiti ancora in modo artigianale.”Molte richieste – conclude Langhitano – arrivano dalla Svizzera e da altri clienti stranieri che acquistano abitazioni in Italia. Si aprono così nuove prospettive di lavoro anche verso l’estero per artigiani e piccole imprese; non a caso mi sono stati richiesti preventivi per realizzare delle abitazioni di lusso negli Stati Uniti”.

La mattinata è stata conclusa da Pierluigi Stefanini Presidente Asvis. Di seguito alcuni stralci del suo intervento, le slide dei relatori intervenuti, le foto e le interviste.


 

Scarica >> qui<<< le slide dei relatori intervenuti in formato PDF (20MB)

 

Rassegna stampa

Gentile Utente, ti informiamo che questo sito fa uso di cookie propri e di altri siti al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti e semplici da utilizzare. Sono presenti anche cookie di “terze parti” per consentire la presenza di contenuti generati direttamente da altre organizzazioni, integrati nella pagina del sito e riportanti informazioni dei social network. Se accedi ad un qualunque elemento sottostante questo banner, acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o per esprimere le tue preferenze sull’uso dei singoli cookie clicca qui

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi