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Meridee. Progetti dal Sud

XVII Congresso della UST-CISL di Catania

21 marzo 2017 Commento Views: 742 In evidenza, Lombardia, Sociale

NEXT30, La protezione sociale dei prossimi 30 anni

È stata presentata ieri all’Impact Hub di Milano “NEXT30– La protezione sociale dei prossimi 30 anni” l’osservatorio promosso dal Consiglio Regionale Unipol Lombardia e realizzato con il supporto dell’Agenzia LAMA. NEXT30 vuole gettare uno sguardo nuovo ed originale sulla condizione dei giovani in Italia (in particolare sui giovani nati dopo il 1980 e prima del 2000, quelli che oggi hanno circa tra i 18 e i 35 anni e che chiamiamo comunemente “Millennials”) e sulle loro prospettive future. Integrando strumenti di ricerca tradizionale con metodologie innovative, NEXT30 è andato ad esplorare le sfide dei giovani e a confrontarsi direttamente con loro sui temi della protezione sociale, per cogliere la complessità di sfide ed opportunità e raccontarla con gli occhi dei diretti interessati. Esplorando insieme a loro il futuro e le sfide ad esso connesse, è stato affrontato anche il tema delle assicurazioni, per capire il ruolo che queste possono avere come forma di protezione e cuscinetto contro diversi imprevisti della vita adulta: assicurazioni che di certo dovranno evolversi ed adattarsi alle esigenze e le preferenze dei giovani.

Ma chi sono i “Millenials“? Sono la generazione di nati tra il 1980 e il 2000, e vengono chiama in molti modi: Millennials, Generazione Y, Net Generation, Generation Next. Sono 11 milioni in Italia, ma sono in realtà un insieme di più generazioni, che in queste età cambiano sostanzialmente e assumono tratti anche piuttosto eterogenei tra loro. In particolare è d’obbligo distinguere tra i giovanissimi (18- 24 anni), ancora in fase di esplorazione e formazione della propria identità, e i giovani adulti (25-34 anni), più maturi, in fase di piena costruzione del futuro, alla ricerca di stabilità professionale e familiare. Rispetto alle generazioni precedenti , tuttavia, i Millennials si caratterizzano come una novità dai tratti ben definiti. Sono ad esempio la prima generazione cresciuta in un mondo iper-connesso (il 92% dei 18-24enni e l’85% dei 25-34enni usa regolarmente internet), sono una generazione internazionale (il 64% di giovani reputa possibile trasferirsi all’estero nel futuro), sono però anche la prima generazione dal dopoguerra a sperimentare condizioni socio-economiche marcatamente peggiori rispetto ai propri genitori, nonostante i giovani abbiano mediamente un titolo di studio e un’istruzione superiore.

Le principali conclusioni emerse nel corso di questa indagine possono essere riassunte in una serie di sfide e di considerazioni.

Innanzitutto, emerge con forza il bisogno di trattare di più e con più profondità il tema del futuro dei giovani, identificando le forme di protezione che mancano o dovranno essere ridisegnate per rispondere meglio ai loro bisogni e alle nuove sfide, adattandosi alle mutate condizioni sociali, economiche, demografiche, culturali del nostro Paese. Tra le sfide, una struttura della famiglia che cambia, si fa più “lunga” (come la vita media che aumenta) e si “assottiglia” (come conseguenza di famiglie sempre meno numerose), andando a ridurre alcune tradizionali forme di supporto e mutuo aiuto (primi fra tutti figli e fratelli) e creando nuovi carichi di cura (ad esempio per gli anziani o i malati cronici). In questo nuovo assetto e di fronte a questi nuovi carichi non esistono ancora risposte adeguate e sostenibili, che siano accessibili per i giovani e assicurino adegua livelli di protezione e supporto nel ciclo di vita della persona. Un’altra sfida è data dal mercato del lavoro, che nelle condizioni a attuali non permette una stabilizzazione rapida e certa dei giovani lavoratori e ritarda per loro la costruzione della propria vita, tenendoli a lungo in condizione di forte precariato e incertezza. Un simile mercato del lavoro, in cui sono così presenti il lavoro a atipico, il tempo determinato, il part time (spesso involontario), gli stipendi sono bassi, e le tutele sono insufficienti , il rischio di diventare “working poor” o di perdere il lavoro da relativamente giovani (a 35-40 anni) è reale così come lo è quello di non riuscire a stabilizzarsi e costruirsi percorsi chiari e continuativi di formazione, carriera e crescita. Un tema ulteriore a parte è il lavoro dei giovani autonomi, sia delle partite IVA che dei –meno numerosi ma in crescita – giovani desiderosi di avviare una propria attvità d’impresa, che si espongono in un mercato sempre più competitivo ma non si inseriscono in schemi chiari e certi di protezione sociale. Un mercato del lavoro come quello attuale comporta una forte ipoteca sul futuro per molti giovani adulti , costringendoli a concentrarsi sulla “sopravvivenza attuale” invece che sugli investimenti necessari per proprio il futuro. Troviamo così giovani adulti della generazione dei Millennials che sono ad alto rischio di non avere sicurezza economica futura, e di non avere accesso a una pensione adeguata, ma che non hanno la possibilità di risparmiare o di investire, magari in piani pensionistici integrativi, per tutelarsi dal rischio economico futuro. Un’altra sfida particolare è quella, non nuova, delle donne, che subiscono in modo più marcato il precariato in questa età e la mancanza di tutele dei contratti atipici (soprattutto per la maternità), e si devono confrontare con la mancanza di servizi in un contesto in cui ancora ricade principalmente su di loro il carico di cura di figli e genitori.

A fronte di queste ed altre sfide, il contesto che cambia offre anche grandi opportunità alle generazioni future. La diffusione di internet, della banda larga e delle piattaforme digitali per esempio, usate soprattutto dai giovani e dai giovani adulti , stanno permettendo la nascita di nuovi strumenti e nuove pratiche prima inesistenti , si pensi ad esempio alla cosiddetta sharing economy (o economia collaborativa). Queste pratiche stanno modificando profondamente la cultura e gli stili di vita dei giovani, rendendoli sempre più iper-connessi (con i social networks e non solo) e aumentando le loro opportunità in vari ambiti: dalle maggiori scelte di consumo, alle nuove forme del lavoro, al modo in cui si può ormai usufruire di servizi di vario tipo in modo più semplice ed immediato, usando appunto gli smartphone e le tecnologie digitali. Dagli strumenti digitali nascono anche enormi possibilità di informazione e comunicazione che possono essere sfruttati non solo per informare ed educare i giovani, ma anche per ascoltare le loro prospettive e proposte, e per proporre soluzioni specifiche e personalizzate ai loro bisogni, tenendo anche presente le differenze tra i cosiddetti Upscale Millennials (più istruiti, con disponibilità economica, attenti alla personalizzazione ed estremamente selettivi nei consumi) e gli altri giovani con meno risorse, che si trovano in grande difficoltà a proteggersi.

Il percorso NEXT30 ha voluto coinvolgere direttamente i giovani anche per rilevare le loro percezioni, le loro consapevolezze ed aspettative rispetto a questi temi che riguardano il loro presente e futuro. Nel complesso il quadro che è emerso è un quadro in cui la consapevolezza, la preoccupazione, e la percezione di un presente incerto tendono a “mangiarsi” e far sparire la proiezione e il pensiero del futuro da costruire.

Quando si trattano i temi economici in particolare, la preoccupazione dei giovani per il futuro coesiste con una preoccupazione più urgente per il presente e il breve periodo, e quindi la programmazione e l’invesmento nel futuro sono deboli o percepiti come un “lusso” che non ci si può permettere. La ricerca NEXT30 ha evidenziato infatti l’attuale lontananza dei giovani da questo tema e anche la loro scarsa conoscenza. Quando si trattano invece temi diversi dal lavoro e della sicurezza economica, come la salute, gli incidenti, i furti, o i problemi familiari, la percezione dei rischi sembra essere molto più blanda, l’interesse minore. Molto spesso, i giovani evitano di pensare a questi rischi e non ritengono utile affrontare il discorso finché il problema non si è effettivamente verificato.  Un altro punto emerso con forza riguarda la scarsa fiducia dei giovani rispetto ai servizi pubblici e alle soluzioni istituzionali per i bisogni e i momenti di difficoltà. Restano quindi più centrali secondo i giovani le istituzioni e cuscinetti sociali classici, in primis la famiglia che è considerata sempre la prima fonte di aiuto e sponda a cui rivolgersi.

La condizione dei giovani è  quindi certamente critica e degna di attenzione, come segnalano l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, l’emigrazione di tanti giovani cervelli all’estero ed il calo delle nascite. Tuttavia, essa non può essere ridotta a condizione puramente negativa e non può essere analizzata senza guardare anche alle grandi opportunità che le nuove generazioni hanno davanti a sé, opportunità che le generazioni precedenti , favorite dal boom economico del dopoguerra e da un mercato del lavoro più generoso di quello attuale, non hanno avuto allo stesso modo.

Un nodo importante resta però ancora da sciogliere: in un quadro che è caratterizzato contemporaneamente da dinamismo e incertezza, quali sono le forme di protezione sociale che tutelano queste nuove generazioni? Di fronte al progressivo ridursi dei “cuscinetti ” sociali ed economici più tradizionali, legati al lavoro stabile, al welfare pubblico, al ruolo di istituzioni sociali forti ed identitarie (sindacato, circoli, partiti , ecc.), o alla famiglia stessa, che ancora gioca un ruolo fondamentale ma diventa sempre più “sottile” e sotto stress, quali sono le nuove protezioni che dovrebbero supportare i giovani di fronte agli shock che possono intervenire nel corso della loro vita, e nel passaggio all’età adulta? In un quadro in cui la congiuntura economica e sociale ci mostra sofferenza del sistema socio-economico e crescita rapida della povertà assoluta e relativa, questa domanda non può più essere elusa.

Ecco il report completo in formato PDF (13MB) Report_CRU_NEXT30

La locandina dell’evento e alcune foto

 

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