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20 Dicembre 2016 Commento Views: 1607 Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Sociale

Il Rapporto sulla Povertà in Valle d’Aosta, Il 7% delle famiglie si trova in situazione di disagio

Nel 2015 circa 7 famiglie su 100 in Valle d’Aosta si trovano in situazioni di povertà e la regione è all’11° posto per incidenza della povertà a livello nazionale. Questo uno dei dati contenuti all’interno del Rapporto sulla Povertà in Valle d’Aosta realizzato dalla Cgil Regionale, dallo Spi Cgil Valle d’Aosta e dall’Istituto di Ricerche Ires Lucia Morosini di Torino, presentato lo scorso 16 dicembre nella sede della Cgil Valle d’Aosta.

“Volevamo fare un punto sulle questioni che attengono alla povertà nella nostra regione andando ad analizzare anche la situazione del lavoro che è strettamente legata a quella della povertà. Abbiamo analizzato i dati provenienti dal nostro sistema fiscale, dalle dichiarazione dei redditi di chi si avvale del nostro Caaf, dall’Isee e intervistando persone in condizioni sociali difficili – ha detto il Segretario Regionale della Cgil Domenico Falcomatà – lo abbiamo fatto pur nella consapevolezza che la Valle d’Aosta ha una condizione non così complicata o difficile rispetto ad altre Regioni”.

Il numero di famiglie povere è andato crescendo costantemente nel tempo, dal 2013, dato in linea con le altre Regioni del Nord Ovest, sono infatti 8,5% in Liguria, 6,6% in Piemonte e 4,6% in Lombardia. Nel 2015 le persone in condizione di grave deprivazione sono il 9,4% valore rimasto stabile dal 2014 e su livelli maggiori alla media del Nord Italia. La deprivazione è misurata in base a nove segnali: essere in arretrato con il pagamento delle bollette, affitto, mutuo, o altro tipo di prestito, non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione, non poter sostenere spese impreviste di 800 euro, non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, non potersi permettere una settimana di vacanza all’anno lontano da casa, non potersi permettere un televisore, non potersi permettere una lavatrice, non potersi permettere un’automobile, non potersi permettere un telefono. E bastano quattro di questi per rientrare nel caso di deprivazione.

La percentuale degli individui invece a rischio povertà ed esclusione sociale nel 2015 sale al 17,9%, valori superati nel Nord del Paese solo da Piemonte con il 18% e dalla Liguria con il 25,8%. Anche se il numero delle persone a rischio povertà è diminuito nell’ultimo anno dell’1,4%, attestandosi su valori inferiori a gran parte delle regioni del Nord.

“I dati esaminati – spiega Dario Santo, ricercatore dell’Ires – indicano una situazione nella quale la povertà ha una maggiore incidenza in Valle d’Aosta rispetto alle altre Regioni del Nord, nonostante la presenza di segnali all’apparenza contrastanti come l’elevato livello del Pil pro capite ed una certa equità della distribuzione dei redditi. I lavoratori dipendenti e pensionati rappresentano gran parte del campione esaminato, inoltre il 60% degli individui osservati ha dichiarato di avere un reddito compreso tra 0 e 10.000 euro, fattore che ha portato gli indici di diffusione della povertà ad assumere valori elevati in tutti gli anni e ad una distribuzione dei redditi fortemente asimmetrica”.

Dato interessante è che, in base all’Isee, il 79,2% delle persone del campione sotto soglia di povertà è di nazionalità italiana e la famiglia monocomponente sembra più interessata dal fenomeno (36% del campione nel 2013), percentuali che diminuiscono con l’aumentare dei componenti della famiglia.

Analizzando invece le dichiarazioni dei redditi, in questo caso gran parte delle persone sotto soglia di povertà sono di nazionalità italiana, arrivando all’87% “con una tendenza a diminuire nel corso degli anni – ha sottolineato Santo – gli individui con contratto di locazione risultano di poco superiori ai proprietari di abitazione, in contraddizione con l’ipotesi che la proprietà dell’abitazione sia un elemento di protezione contro la povertà”.

I principali fattori fonti di disagio in Valle d’Aosta sono il disagio economico, l’isolamento fisico e relazionale delle persone, legato in particolare alla frammentazione dei centri urbani, la conflittualità intra-familiare, le dipendenze e l’abbandono scolastico.

“Il perdurare della crisi, a livello nazionale e locale – continua il ricercatore dell’Ires – ha allargato i confini dell’indigenza della società italiana: povertà è diventata una realtà significativa anche in quei segmenti della società che, in precedenza, ne erano toccati solo marginalmente come i giovani e i lavoratori precari”. I fattori che determinano un ostacolo allo sviluppo sono la riduzione delle risorse pubbliche, un sistema di imprese troppo fragile, l’eccessiva rilevanza del comparto pubblico sul totale dell’occupazione e la debolezza del sistema dei trasporti e dei collegamenti esterni ed interni.

“Rispetto a cinque anni fa – conclude Santo – il rischio di povertà è in crescita, a conferma del dato statistico. Risulta costante il riferimento alla crisi economica ed in particolare al perdurare di una congiuntura negativa in cui si vedono pochi spiragli”.

Presente anche il Direttore della Caritas della Valle d’Aosta Andrea Gatto “Questo rapporto disegna una fotografia di quello che succede nella nostra Regione. L’analisi sulla qualità della vita uscita in questi giorni sul Sole 24 Ore mi ha lasciato perplesso. Un dato che ci preoccupa è quello giovanile, dove registriamo una forte sfiducia. Lo notiamo al nostro Centro d’Ascolto dove i ragazzi non chiedono aiuto. Ci troviamo in linea con questa analisi nell’ottica della collaborazione dove dobbiamo lavorare per una maggiore inclusione lavorativa dei giovani, dobbiamo lavorare insieme per ricostruire la fiducia”.

L’analisi della Cgil mette in rilievo che la situazione della Valle d’Aosta è peggiorata “Questo lo si evince dal dato sulla contrazione reale delle risorse pubbliche – ha evidenziato Patrik Vesan, docente di scienze economiche e politiche all’Università della Valle d’Aosta – quindi un’incapacità nel gestire il disagio. Un disagio che si inserisce in un contesto non negativo dove i redditi e la loro distribuzione reggono. La povertà è cresciuta ma rimane su livelli contenuti e non drammatici come in altre realtà. Questo non vuol dire che dobbiamo dormire sugli allori anzi, dobbiamo lavorare affinché le sacche di rischio vengano contenute. Non siamo affatto i primi della classe come sostiene il Sole 24 Ore nell’inchiesta sulla qualità della vita delle città italiane, questo perché il confronto dovrebbe essere fatto tra la nostra regione e chi tra queste corre veramente veloce”.

Nicola Marongiu, responsabile Area Contrattazione sociale della Cgil Nazionale, ha fatto notare come a livello italiano “non c’è stata negli anni un’attenzione a parlare di povertà, solo negli ultimi anni questo tema ha ottenuto uno spazio nella discussione pubblica”. La situazione nazionale di crisi è pesante, da anni assistiamo ad una disoccupazione che oscilla tra l’11 e il 12%, senza parlare di quella giovanile al 43%. Per il responsabile della Cgil nazionale “alle politiche di welfare occorre accostare giusti strumenti di protezione, in Italia qualche passo in avanti è stato fatto per il contrasto alla povertà, diverse regioni sono intervenute con misure di prevenzione e lo stato ha impegnato 600.000 di euro. C’è inoltre una legge delega ferma in Senato per il contrasto alla povertà assoluta”.

Dal punto di vista pratico Marongiu ha sottolineato che “Funziona il trasferimento monetario diretto, è un sistema consolidato, quello che non funziona è la parte relativa al sostegno messo in atto dalle politiche pubbliche, come ad esempio la social card. Fondamentale resta la qualità e la quantità di servizi messi in campo nelle diverse realtà teritoriali che vanno in aiuto alle famiglie, la formazione lavorativa e tutte quelle politiche messe in atto per agevolare l’occupazione, dal fisco alla formazione”.

Il rapporto è scaricabile a questo link

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