INTERVENTO DI ALBA LIZZAMBRI

PRESIDENTE CRU UNIPOL –LIGURIA

Da tempo ci interroghiamo sulle condizioni di possibilità della partnership fra settore pubblico e privato che vorremmo ripensare in termine di efficacia, perché i servizi debbono rispondere adeguatamente ai bisogni/diritti dei cittadini con un costo sostenibile, ma anche di responsabilità dal momento che le risposte offerte, in quanto espressione di diritti sociali , concorrono all’instaurarsi di un clima di integrazione e mutuo riconoscimento degli attori sociali.

La regione che io rappresento, la Liguria, ha un’elevatissima percentuale di popolazione anziana, 28% la più alta in Europa e tra le più alte nel mondo.

Prendo in considerazione tre aspetti:

  • L’invecchiamento della popolazione : è considerato un problema.

La popolazione attiva è molto anziana ( 47,8 anni è l’età media) e lo sarà sempre di più con le attuali norme pensionistiche con tutti i riflessi sul piano lavorativo. Inoltre, la longevità genera alti costi legati alla sistema sanitario e più in generale al sistema sociale.

  • Le public utilities, erogando servizi a rete, sono un anello di congiunzione naturale fra politiche industriali pubbliche (ovvero scelte di politica economica) e soddisfacimento di bisogni sociali anche essenziali. Questi settori, però, rientrano, paradossalmente, fra i meno presidiati dai comuni, che, spesso, ne delegano la gestione al privato senza esercitare un ruolo di regolazione e soprattutto di controllo sull’efficacia ed efficienza del servizio reso.

  • La sussidiarietà tra pubblico e privato affidata alla logica dell’appalto al massimo ribasso determina effetti deteriori: prendo l’esempio dei patronati del mondo sindacale che svolgono un servizio importantissimo verso le fasce più deboli della società, effettuando prestazioni che L’Inps non fa più perché onerose sotto molti profili ma è un lavoro che progressivamente è sempre meno riconosciuto.

Sono tre aspetti su cui una progettazione efficace e intelligente del rapporto pubblico-privato può incidere non soltanto sulla prestazione economica correlata al servizio erogato ma anche sul riconoscimento di fatto di un diritto sociale.

Come ?

  • Affrontare il tema dell’invecchiamento della popolazione con una diversa consapevolezza degli strumenti necessari a garantirne i diritti, ha una ricaduta occupazionale nel medio e nel lungo periodo: formare profili professionali in grado di rispondere alle esigenze sanitari, assistenziali, sociali dell’anziano; produrre occupazione qualificata e riconosciuta per le fasce di popolazione più giovane.

Inoltre, la promozione di un modello di invecchiamento attivo, inteso come risorsa economica sociale e civile da valorizzare e non solo come risposta all’isolamento della persona anziana, si inserisce nella perfettamente nella triangolazione di privato-pubblico-comune da noi auspicata.

  • I servizi a rete, le public utilities, sono importanti veicoli di politiche industriali per lo sviluppo locale e per garantire ai cittadini servizi efficienti ad un costo sostenibile. Ci sono servizi che per loro natura non sono profittevoli ( penso ad esempio al trasporto pubblico locale che in una regione orograficamente complicata come la Liguria dove, se non si garantisce il servizio, c’è il rischio di spopolamento del territorio, e l’abbandono genera a sua volta l’aggravarsi del dissesto idrogeologico ). Il caso ligure offre un esempio perspicuo di come le scelte pubbliche di politica economica dirette al soddisfacimento di bisogni sociali possono costituire un motore di sviluppo, crescita e integrazione. Come osserva l’economista Amatya Sen: «la democrazia politica e i diritti civili tendono a far crescere libertà di altro tipo […] oltre quella economica proprio perché danno voce […] a chi è in condizione di miseria o è più vulnerabile» (A. Sen, The Idea of Justice, Cambridge (Mass.), Harvard University Press, 2009).

  • La logica originaria della sussidiarietà fra pubblico e privato era proprio quella di assicurare servizi efficienti ai cittadini al minor costo possibile. L’applicazione del solo concetto del minor costo al modello ha portato problemi pesanti nel sociale dove i servizi erogati sono sempre meno e di qualità scadente. Ora proviamo ad affrontarli tenendo in considerazione entrambi gli aspetti: soddisfazione dei bisogni/diritti e costo sostenibile. Nel caso dei servizi pubblici appaltati occorre ragionare per quanto riguarda l’aspetto economico nei termini di “offerta economicamente più vantaggiosa” e, per quanto riguarda il soddisfacimento di un bisogno , che lo sia con un’alta qualità.

I bisogni/diritti sono gli stessi di sempre, ma il modo di soddisfarli non può più essere quello del passato che ha dimostrato di non essere efficace.

Bisogna trovare per ogni cittadino una personale propria risposta e non dare a tutti i cittadini la stessa risposta, perché così in realtà non la stai dando a nessuno.

A tale proposito, Elinor Ostrom, Premio Nobel 2009, prospettando una soluzione che superasse la contrapposizione di stato e mercato, sosteneva che le comunità, intese come l’insieme degli appropriatori e degli utilizzatori delle risorse collettive sono in grado di gestire essi stessi i beni comuni in modo soddisfacente; “Il tema centrale del mio studio è il modo in cui un gruppo di soggetti economici che si trovano in una situazione di interdipendenza possono auto-organizzarsi per ottenere vantaggi collettivi permanenti, pur essendo tentati di sfruttare le risorse gratuitamente, evadere i contributi o comunque agire in modo opportunistico” (Governing the Commons. The Evolution of Institutions for Collective Action, Cambridge University Press (trad. it. Governare i beni collettivi, Marsilio editore, 2006). p.51).

I bisogni personali non sono più standardizzabili. I diritti devono essere uguali, ma per essere tali, la risposta a quei diritti deve essere diversa.

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